Il giro nel mondo in un calice: “Sul vino non bisogna avere pregiudizi”, parola di sommelier

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 Sabrina De Feudis ci racconta le etichette che non parlano italiano

 

L’equinozio di primavera si avvicina e, con l’arrivo della bella stagione, l’Academy di So Wine So Food si è regalata un tour di-vino. Guida ormai certa Sabrina De Feudis, Sommelier Fis, che ha fatto allacciare le cinture ai partecipanti conducendoli in un’esperienza multisensoriale oltre confine. Proprio tra il profumo dei ciliegi in fiore e in una classe da quote rosa, è stato intrapreso il viaggio degustativo con prima tappa obbligata in Francia, principale competitor italiano.

“I francesi sono molto nazionalisti” ironizza Sabrina che racconta il loro terroir proprio nella sua autoreferenzialità. Un territorio molto differenziato, come quello italiano d’altronde, dove bisogna tenere presenti anche le condizioni climatiche e il lavoro dell’uomo, in vigna e in cantina. “Ci superano in comunicazione e marketing” prosegue la nostra Sommelier che commenta positivamente l’enologia francese brava, soprattutto, nel fare squadra. Perlage, terroir, remuage, cuvée, barrique, tecnicismi francesi che sono l’ “abc” per i sommelier, avendo monopolizzato la pronuncia quando si parla di vino. La regione Champagne è tra le più conosciute in Francia, specialmente per l’omonima produzione dello spumante metodo classico, ma c’è anche il fascino della Borgogna in cui l’opera vinicola è rinomata nel mondo per eleganza e classe, e poi i rossi per eccellenza, quelli di Bordeaux. Tra i maggiori produttori ed esportatori di vino c’è, però, un altro tricolore in Europa: stiamo parlando della Germania, con i suoi preziosi Riesling della zona della Mosella, “molto apprezzati all’estero”, sottolinea Sabrina. Il percorso è continuato in terra spagnola, terza produttrice mondiale, ricordata per l’importanza dei Cava, spumanti metodo classico spagnoli, bollicine stimate a livello internazionale. Oltreoceano sono state toccate le coste della California, e Napa Valley è la sua massima espressione in termini produttivi e qualitativi. I vini californiani, inoltre, si contraddistinguono per il grande utilizzo di barrique. Sempre nel Sud America è possibile degustare sia in Argentina che in Cile: qui fondamentale è stato l’apporto dei primi emigrati italiani con le loro conoscenze enologiche. La parte degustativa ha coinvolto attivamente i partecipanti con lo svizzero Kerner, vino bianco secco dell’azienda Terreni Alla Maggia, e tre rossi differenti: uno Chateaux Moulin à Vent della Borgogna, un vino speciale, dalla struttura elegante e di facile bevuta; poi è stata la volta della Bulgaria con un Logodaj Winery, rosso dalla struttura possente con un passaggio in legno non troppo invadente. Infine, è stata aperta una bottiglia di Merlot del Ticino, sempre della Cantina Tirreni alla Maggia, elegante, complesso nei profumi e dai sentori speziati.

Una classe sempre più preparata, sensibile al palato e all’olfatto, attenta nell’esame visivo e coraggiosa nell’abbinamento cibo-vino. La stesura del menu ha curiosamente coinvolto tradizioni brasiliane e moldave presenti in aula, che hanno suggellato perfettamente il matrimonio tra cantina e cucina, a dimostrazione che l’integrazione sociale passa anche dalla tavola.

Andrea Martina Di Lena

 

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