Cena all’Osteria Francescana: quello che nessuno ha mai osato raccontare

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Per quanto ci fai sempre molta attenzione, questa volta decidi di metterci quel pizzico di cura in più. Scegli il vestito migliore, il papillon che ti sta meglio, opti per il Rolex più bello della tua collezione. Lucidi le scarpe talmente tanto da poterci specchiare la barba mentre aspetti il taxi.

In poche parole ti prepari per l’appuntamento più importante della tua vita, quello con la donna che potrà cambiarti l’esistenza. La realtà, però, è dura da accettare e difficilmente sbaglia: gli incontri che carichi di maggiori aspettative, sono quelli che portano le delusioni più grandi.

Basta un solo sguardo a farti capire: la tua cura, solita e esponenziale per questo rendez-vous, non è stata identica da entrambi i lati.

L’Osteria Francescana, il ristorante più importante del mondo, il luogo che ho scelto come tappa “zero” prima della partenza per il mio road show, si trova a Modena, in una anonima via pedonale. “Bruttina” penso al primo impatto. Impressione confermata dall’entrata del locale: impersonale. Più simile a quella di un’abitazione che a quella dovuta a un tempio della ristorazione.

Ci pensa la sala a farmi ricredere: solo quattro tavolini pronti ad accogliere tredici commensali. Tovaglie bianche, piatti dai bordi dorati, luce perfetta.

Mi accomodo rapidamente: poggio la mia agenda Montblanc sul tavolino e comincio a prendere appunti. E’ il modo che utilizzo per far sentire a tutti la mia presenza. Cerco con gli occhi il maitre: da come si muove e parla sembra un vero fuoriclasse, peccato che durante la serata si faccia vedere pochissimo. Mi colpisce subito l’assenza di una carta delle acque. Viene servita una sola marca: non puoi sceglierne altre. Per il vino il discorso è diverso: la cantina è fornita e piena di etichette ricercate, ma nessuno mi accompagna a visitarla. Nessuno mi consiglia e nemmeno mi accompagnano con la sedia al tavolo quando rientro dal bagno. Il sommelier deve essere impegnato insieme al maitre…

Ordino un menù degustazione della durata di un paio d’ore. Piatti di livello, non c’è che dire, con materie prime ricercate e particolari, ma servite in stoviglie usurate, consumate dal tempo e dai clienti. Non proprio quello che ci si aspetta da un ristorante stellato.

A chiudere una serata tutt’altro che indimenticabile, arriva la Petite patisserie, la selezione di dolci dell’Osteria Francescana, tutta a base di cioccolato (e per chi ha altri tipi di gusti?) e poi il conto. Salatissimo.

Sarà anche il ristorante più importante del mondo, ma non ha soddisfatto il mio gusto, né dal punto di vista del mero palato, tanto meno da quello estetico.

Lascio il locale deluso e anche leggermente stizzito: chiamo il taxi. Mi aspetta l’aeroporto. Il mio road show può finalmente cominciare. Spero mi dia soddisfazioni diverse…



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