Che Confusion! Sono a Porto Cervo: il ristorante di Italo Bassi mi ha lasciato piuttosto perplesso…

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Sono un tipo piuttosto sportivo.

E attenzione al significato che intendo dare a questo aggettivo.

Non va interpretato in maniera didascalica. Anzi.

Se dovessi descrivermi, infatti, non mi inserirei affatto all’interno di quel gruppo di persone che senza esercizio fisico proprio non sanno stare.

E certamente non sono uno di quelli che, dovunque si trovi, ama indossare pantaloncini e maglietta per lanciarsi in una lunga ed estenuante seduta di jogging.

So ascoltare, però.

So valutare e, soprattutto, valutarmi.

Capire quando faccio bene e quando, invece, sono davvero in torto.

Da quando ne ho memoria, infatti, non mi pare di ricordare nessun giudice più intransigente di me stesso.

Ecco perché alle opinioni degli altri so dare il giusto peso. Perché nessuno potrà mai essere cattivo ed esigente quanto me.

Vi prego di credermi: non è supponenza o saccenteria. E’ semplice capacità di analisi.

In fondo con il mio lavoro, fatto interamente di parole, è scontato sottoporsi al giudizio altrui. Capire che non si può piacere a tutti o che persone che nemmeno ti conoscono abbiano una considerazione, non dico sbagliata, ma incompleta di te, è il primo passo per la serenità.

Per svolgere al meglio la professione.

E, poi, di cosa mi lamento: io faccio lo stesso, no? Entro nei locali, ordino, mangio, parlo e poi valuto. Tutto sta nel capire che, nella vita, esistono delle fasi: a volte si è incudine e altre martello…

Per questo motivo credo che mi si possa imputare qualsiasi cosa. Accetto tutto. Accolgo con grandissima tranquillità ogni tipo di etichetta. Tranne quella che potrebbe descrivermi come un dileggiatore dell’arte e della musica in particolare.

Ma così proprio non si può andare avanti.

Lo faccio presente ai camerieri: gradirei venisse leggermente abbassato il volume dei decibel in sala. Per fortuna sono solo: avessi avuto compagnia sarebbe stato difficilissimo parlare. Probabilmente avremmo dovuto comunicare attraverso Whatsapp.

La cosa, per quanto sia davvero un particolare, mi irrita e non poco. Non solo per il fastidio alle orecchie che non mi permette di apprezzare a pieno la cucina di questo ristorante. Ma anche perché mi sento poco considerato: i ragazzi in sala, infatti, accolgono con un sorriso la mia piccola rimostranza. Ma, poi, non è che mi accontentino più di tanto…

Torniamo al viaggio: sta continuando la visita ai ristoranti che mi avete segnalato attraverso il nostro nuovo progetto “Tu scendi dalle Stelle”.

Oggi mi trovo in Sardegna, a Porto Cervo per essere precisi: una delle mete estive più gettonate da chi si sente VIP oppure da chi vuole cercare di entrare in questo mondo a tinte patinate.

Ho appena varcato l’ingresso di Confusion, il locale dello chef Italo Bassi: una vera eccellenza quando si parla di enogastronomia.

Dopo aver trascorso ben 27 anni nella cucina dell’Enoteca Pinchiorri a Firenze ed essere cresciuto sotto le ali di Annie Feolde, al fianco della quale ha conquistato le tre stelle Michelin, il cuoco romagnolo ha sentito l’esigenza di mettersi alla prova. Di mettersi in proprio. E quindi ecco nascere Confusion, ristorante aperto nel 2013, in Promenade du port, una delle vie più frequentate della cittadina sarda: quella in cui trovare i negozi più alla moda. Tant’è che Confusion sorge proprio accanto ad una boutique di Bulgari.

Credo di aver capito il motivo per il quale chef Bassi abbia scelto questo nome per la sua avventura in autonomia: nel suo ristorante c’è una enorme confusione. Non solo a causa della musica ma anche per responsabilità del servizio: soddisfacente per carità ma non così attento come me lo sarei aspettato. I camerieri non hanno trasporto, non sono in grado di spiegare i piatti nella maniera più coinvolgente possibile. Si limitano a fare il compitino, ripetendo a “cantilena” le nozioni acquisite. Eppure la sala non registra questo numero così elevato di presenze… “Bravo. Ma lo hai fatto proprio senza amore” diceva la mia insegnante di Lettere al liceo quando ripetevo la lezione a memoria. Ecco, più o meno il concetto è questo.

La prima cosa che balza agli occhi entrando da Confusion è la sua natura molto charmant: il colore predominante è l’oro, il tetto in legno, le poltrone sono meravigliose, così come i tavoli, tutti rotondi e in vetro. Siamo al limite: ancora qualche particolare di questo tipo e il termine più esatto per descrivere questo locale sarebbe kitsch invece che lussuoso.

Decido di ordinare alla carta. Partiamo, come di consueto, dall’amuse bouche: si tratta di una caprese nell’interpretazione dello chef. Un pomodoro ghiacciato all’esterno con un ripieno di mozzarella di bufala. Mi piace molto la presentazione: il piatto è praticamente vuoto, con il pomodoro messo in un angolo. Bella l’idea e ottima la realizzazione.

Proseguiamo con l’uovo: fritto esteriormente, liquido all’interno, è guarnito con caviale, una julienne di zucchine, del tartufo bianco e delle mandorle. Un buon piatto, forte nei sapori ma gradevole nel suo totale.

Ordino anche il piccione: sapete quanto ne sono goloso. Il fatto che sia estate e che, dunque, specialmente a Porto Cervo, faccia così caldo, non mi frena. Chef Bassi lo serve con il foie gras: il piccione è cotto molto bene e il fegato d’oca riesce a dare maggiore convinzione ad un piatto che altrimenti sarebbe abbastanza anonimo. Il piccione, per quanto servito per intero, è cotto bene anche se alcune parti rimangono più al sangue rispetto alle altre. Il rovescio della medaglia che comporta il non sezionare la carne. Inoltre, credo che l’accostamento piccione-foie gras addizioni parecchio il piatto. Il risultato finale è comunque più che discreto.

Chiudo con i dessert: un uovo “costruito” con spuma di cocco e ripieno di mango (piacevole anche perché non troppo dolce) e un Ferrero Rocher accompagnato da una foglia d’oro.

Passiamo alle considerazioni finali: i piatti preparati da Bassi sono molto scenografici ma, a mio avviso, mancano di un’anima. Ogni pietanza, infatti, soprattutto i dolci, sembra essere prodotta in serie. Quasi come se il cliente fosse il passaggio finale di una catena di montaggio. Non è un qualcosa che ci si aspetta da un ex chef tristellato, anche considerando il conto: molto caro e fuori mercato. Una delle voci dello scontrino che mi lascia maggiormente stupito è stato il costo del servizio: 15 euro. Valutazione più che elevata nonostante Confusion sia inserito in un posto meraviglioso e in una zona molto “in”.

Ecco, se proprio dovessi esprimermi con un unico aggettivo per descrivere la cucina di Bassi utilizzerei un solo termine: interdetto.

Voto finale 3 barbe.

 

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