In bocca al lupo Daniele: sei quello che avrei voluto essere…

Frascati si tinge di rosa con il suo Simposio
14/05/2019
Modena e Spilamberto: in alto i calici
15/05/2019

“E se riesco a tenere lontano i pensieri

da tutte le altre cose che mi fanno male

Non riesco a tenerli lontano da te”

(Lezioni di poesia – Giorgio Canali)

Il rumore della macchinetta del caffè mi entra nel cervello. Lo fa con naturalezza, semplicità. Sfruttando la corsia preferenziale che dai padiglioni auricolari porta direttamente alle connessioni neurali. E’ totalizzante, imperioso, continuo, per niente interrotto. Lo avverto amplificato: non è una sensazione, è la realtà. Assomiglia ad un esercito in battaglia. Mi invade le meningi con la consapevolezza della superiorità e quindi della conquista. Scala le mura con le quali ho cinto la fortezza della mia psiche con la certezza di vederle crollare da un momento all’altro. E’ questione di istanti: tra poco tutto verrà giù. Per quanto, alla solidità delle mie difese, abbia lavorato per un tempo talmente dilatato da sembrare infinito.

In mano ho il mio Smartphone: le timeline di tutti i Social esistenti non parlano di altro, rimbalzando un comunicato ufficiale tanto chiaro quanto incredibile. Sembrano fare da eco alla Tv che, in fondo al salone di casa mia, mostra una giornalista piuttosto impacciata nel dare la notizia: Daniele De Rossi dà il suo addio alla Roma. Il caffè intanto è pronto. Fuoriesce dal beccuccio della Moka a ondate ripetitive e regolari. Vorrei tanto somigliargli: agendo allo stesso modo potrei liberarmi di quel misto di spavento, tristezza e infelicità che pervade ogni angolo del mio essere. Ma questa è la vita no, Daniele?

Per raccontare questa storia, fatta principalmente di Amore e di Amicizia, due tra gli elementi fondanti della mia vita, occorre tornare indietro nel tempo. E anche di parecchio. Di trentatré anni fa per essere precisi: il 1986. Troppo piccolo per capire molte delle cose importanti dell’esistenza. Abbastanza grande da saper scrivere e da saper, soprattutto, decidere di cosa scrivere. La Roma. All’epoca quinta, alle spalle del Pisa.

La grande passione per questa maglia nasce proprio in quel momento. E per quanto nella mia vita, professionale e non, siano cambiate moltissime cose, il mio amore per questi due colori non si è mai affievolito. Non è mai scemato. Nemmeno di un punto percentuale. Anzi è cresciuto. Come il trasporto per una donna bella e impossibile. Talmente stronza da riuscire, il più delle volte, a farti soffrire come un cane. Ma così attraente da farti sentire in Paradiso con un solo bacio. E di baci, in questi anni, noi tifosi della Roma ne abbiamo ricevuti ben pochi dalla nostra amata…

Quando ho cominciato il mio viaggio, esattamente venticinque mesi fa, non sapevo con precisione quello che avrei incontrato. In cosa mi sarei imbattuto. Se il mio roadtrip avrebbe raccolto successi o se sarebbe passato alla storia come uno dei tanti fallimenti nel campo del giornalismo. Fu un messaggio di auguri a darmi un caldo conforto: Daniele De Rossi, parlando da una delle tante stanze del Centro Fulvio Bernardini di Trigoria, con alle spalle uno splendido logo della Roma, mi dimostrava la sua vicinanza. Rimasi senza parole: lui, il Capitan Futuro giallorosso, utilizzava alcuni dei pochi minuti del suo tempo libero per rivolgermi un pensiero. Mostrandomi anche un pizzico di invidia. Lui a me. Lui che rappresentava tutto quello che avrei voluto essere. Nel calcio e non solo…

Il tempo per una volta è stato galantuomo. E questo semplice scambio di reciproca stima nei giorni è diventato un bellissimo rapporto di amicizia. E’ capitato spesso, infatti, che Daniele, divenuto a tutti gli effetti Capitano, mi chiedesse consiglio per capire dove andare a mangiare, cosa visitare, che locali frequentare. E io non gli ho mai negato il mio appoggio. Cosa che intendo fare anche oggi, in uno dei momenti più complicati della sua carriera che lo vedrà lontano dalla Roma. Forse per sempre. Almeno da calciatore.

Caro Daniele, ci siamo incontrati un milione di volte in questi anni e il nostro primo argomento di conversazione non è stato mai il calcio. Ma la cucina, l’arte, la musica, la cultura. Questo perché tu rappresenti quasi un mostro mitologico all’interno dell’ambiente che hai frequentato per più di qualche lustro. L’ho detto e lo ripeto: avrei davvero voluto essere te. Un grandissimo tifoso della Roma, un eccezionale calciatore, capace di arrivare con le sole sue forze a indossare la fascia da capitano della squadra che amava da bambino. Questo, però, non ti ha impedito di crescere, acculturarti, scrollarti di dosso la visione comune del giocatore concentrato solo su quella sfera di cuoio che rotola su un manto erboso. Siamo molto simili io e te, sai? Siamo due tifosi giallorossi appassionati di enogastronomia. In un campo eccelli te, nell’altro io.

Grazie Daniele. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi romanisti. Grazie per l’amicizia che mi hai concesso. Grazie soprattutto per aver salutato la Roma con la classe e l’eleganza che da sempre ti contraddistingue.

Il caffè non ho avuto il tempo di berlo: ho dovuto accendere subito il computer. Per cambiare il volo di ritorno da San Francisco più che per scrivere queste poche righe. Dal 17 al 31 maggio, infatti, avrei dovuto essere in California per provare nuove cucine stellate. Ho già annullato diverse prenotazioni: il 26 non posso evitare di essere all’Olimpico. Non posso impedirmi di applaudirti ancora un’ultima volta. Occhi lucidi e numero sedici sulle spalle.

In fondo il numero sedici cos’è, se non la somma di due otto? Provate a sdraiarli: otterrete il simbolo dell’infinito. Quello che, durante la conferenza stampa di addio, tutta la squadra portava sulla maglia. Quella maglia che sarà per sempre tua. Per sempre De Rossi. Capitan Eterno!



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *