L’estate sta finendo e io sono già in viaggio: dove mi trovo?

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“E sta per finire un altro weekend

se ne va coi gol in tele il weekend

così poi aspetteremo il weekend

convinti che sarà il più bello dei weekend”

 

(Weekend – 883)

 

Un senso di straniamento enorme.

Quello che si prova guardando un panorama sconfinato. Quello che si avverte consegnandosi all’infinito.

Lo avete mai sperimentato?

Siete in spiaggia, all’alba o al tramonto non fa differenza. E siete seduti sul bagnasciuga, con le gambe incastrate tra le braccia, come in una morsa. Lo sguardo vaga, alla ricerca di un filo rosso che colleghi i vostri pensieri. A ritmarli l’andirivieni delle onde. A stopparli, invece, l’orizzonte. Quella linea sottile che separa l’acqua dal cielo. Di un colore talmente somigliante da impedirti di capire dove comincia l’uno e termina l’altro. Quel segno nero, simile a un leggero passaggio di eyeliner, talmente vicino eppure così lontano da farvi sentire persi. Piccoli. Umani.

Oppure immaginate di essere sul punto più alto di una città, poggiati al muretto di un belvedere. In questi ultimi mesi mi è capitato mille volte di ritrovarmi in posti simili: durante una passeggiata o in un momento di pausa tra una tappa e l’altra. Le luci dei palazzi che si accendono senza un ordine preciso, i profili della case, che lasciano immaginare le voci e le vite che si rincorrono al loro interno.

Queste immensità mi trasmettono sempre la stessa sensazione: quella di essere un minuscolo punto del mondo. Il più piccolo. E forse anche quello più insignificante.

Immagino sia capitato a tutti.

Come immagino che, da sempre, l’uomo per sedare questo senso di oppressione, abbia dovuto sviluppare dei rimedi.

Ecco perché abbiamo le nostre abitudini. Le nostre convinzioni. Le nostre manie.

Soprattutto il modo di scadenzare il tempo. Di affrontare le trasformazioni, repentine o meno che siano, che sconvolgono le nostre esistenze.

Un tentativo di tracciare linee guida da seguire. Nelle quali muoversi con maggiore sicurezza. Una maniera per segnare dei confini e delimitare il nostro territorio.

Prendiamo come esempio la fine dell’estate: alcuni la identificano con il rientro dalle ferie e la ripresa del tran tran quotidiano. Altri con la riapertura delle scuole. Altri ancora con i ritmi imposti dai solstizi.

A me torna in aiuto sempre il calcio. Secondo il mio modo di vedere le cose, l’estate finisce quando ricomincia il campionato. E quando vengono sorteggiati i gironi di Champions League. Della mia passione per quella sfera di cuoio ve ne ho parlato abbondantemente. Come vi ho parlato anche del mio amore per due squadre: la Roma e il Paris Saint Germain. Ne ho seguito le sorti dalla camera di un albergo, seguendo con attenzione una trasmissione sportiva: gli ospiti commentavano ogni accoppiamento con un accento francese difficile da interpretare (primo indizio per capire dove sono…)

Dopo la sosta per la settimana di Ferragosto, dovuta soprattutto alle ferie (meritatissime) di molti chef tristellati, sono pronto a ripartire. Nei prossimi giorni visiterò ben due ristoranti, distanti tra loro da circa 70 km. Dove mi trovo? Immaginate che in questa nazione si possono sentire parlare tranquillamente tre lingue: olandese, francese e tedesco. Vi serve altro? Ok: il paese che mi ospiterà per i prossimi 7 giorni possiede un ruolo fondamentale nella gestione della Comunità Europea. Ora è più chiaro? Vediamo se indovinate…

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