Ritorno in Europa ricco di voglia di fare e, come al solito, di pensieri

Academy So Wine So Food, il matrimonio perfetto si celebra allo Sheraton!
10/01/2018
Diverxo: bello, strano, interessante. Ma non ci vivrei…
13/01/2018

 

“È tempo che sfugge, niente paura

Che prima o poi ci riprende

Perché c’è tempo, c’è tempo, c’è tempo, c’è tempo

Per questo mare infinito di gente”

 

(C’è tempo – Ivano Fossati)

 

Scrivo.

Poi cancello.

Poi scrivo ancora. E, se ne ho possibilità, cancello di nuovo.

Amo l’inizio di ogni nuovo anno.

Non perché, al netto delle ansie e della paure per ciò che non conosciamo, porta con sé tanta fiducia verso il futuro, tanti progetti e tanta voglia di fare. Ma soprattutto perché mi dà la possibilità di poggiare sul tavolo di librai e cartolai, un grosso mucchio di banconote sonanti.

Lo faccio fin da quando sono piccolo o almeno fin da quando ne ho memoria: approfitto dei primi giorni di gennaio per recarmi nella prima cartolibreria che incontro. Poi mi riempio le mani di quaderni e agende, acquisto penne nuove di ogni colore e passo le restanti settimane a riempire pagine bianche e cerchiare date. Per evidenziare gli impegni che il nuovo anno porta con sé. I giorni li marchio con il rosso. Gli obiettivi che voglio raggiungere, invece, li scrivo tutti in nero. Mai una tonalità diversa. Quasi me ne faccio scudo, una sorta di patto col fato per richiedere assistenza e benevolenza.

Lo faccio non tanto per aver paura di dimenticare qualcosa ma per marchiarmi a fuoco nell’anima tutto quello che devo fare. Per renderlo parte di me. Probabilmente me stesso.

 

Scrivo.

Poi cancello.

Poi scrivo ancora. E, se ne ho possibilità, cancello di nuovo.

 

Tiro una riga dritta e precisa sulla parola che non mi soddisfa. Ne cerco una migliore che possa dare una spiegazione precisa ai miei pensieri. Che poi, specialmente in questo lunghissimo roadtrip che mi ha visto protagonista, sono i miei compagni più fedeli.

 

Non pensavo che questo ritorno in Europa potesse essere così difficile. Non tanto per le ore di viaggio, per i problemi che comporta il jet lag che mi perseguita fin da ottobre quando, rimbalzando come una palla matta in giro per il mondo, ho deciso di spostarmi tra la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti. Ma proprio perché non riesco a stare fermo in aereo. Sposto il peso del mio corpo da un lato all’altro, torturando il mio sedile che spesso reagisce cigolando di dolore.

 

Guardo l’orologio e sul foglio bianco scrivo l’ora esatta. Mancano minuti interminabili al mio arrivo a Roma. La mia città. Il mio porto sicuro. Non rimarrò a lungo. Qualche giorno appena. Per sistemare alcune a casa, fare un salto veloce in redazione dove finalmente incontrerò colleghi che non vedo da mesi, probabilmente un’intervista in qualche radio.

 

Poi sarà di nuovo valigie, aerei, hotel, taxi e menù. Questo pensiero è l’unica cosa che mi tranquillizza. Ancora poco e potrò tornare a fare quello che amo di più nella vita.

 

Prendo il mio portatile.

So già che cartella devo aprire. Se potessi controllare gli accessi ad ogni file del mio computer, scoprirei che l’icona con il faldone blu sulla quale mi accingo a cliccare due volte è quella più gettonata da un anno a questa parte.

 

Questo è il mio blog numero 77. Un numero che mi trasmette soddisfazione e ansia al tempo stesso.

Soddisfazione per tutto quello che abbiamo creato e praticamente dal nulla. Ci siamo inventati un viaggio, abbiamo raccontato una storia, abbiamo visto il vostro coinvolgimento e spero anche il vostro gradimento, crescere di recensione in recensione.

Ansia per tutto quello che ancora c’è da fare: dal calcolo che mi ha fornito il mio editore, mi mancano ancora venti ristoranti per completare il roadtrip.

 

Forza. Non c’è tempo per pensare ad altro. Forse per dormire un po’. Che davanti a me, davanti a noi se me lo permettete, c’è ancora tanta strada da fare.

[widgetkit id=”563″]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *