Ars sotto le bolle, ovvero l’arte del vino raccontata a La Salsamentaria di Roma

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A tu per tu con Antonello Mostacci, Presidente dell’Associazione Romana Sommelier

Ars, l’Associazione Romana Sommelier, nella sua sigla richiama alla mente l’assonanza con quell’altra ars, quella della temuta terza declinazione che a scuola ci facevano declinare all’infinito. Già! L’arte del vino raccontata sotto le bolle di grandi Spumanti italiani e Champagne francesi (tranquilli, più avanti toccheremo anche questo tema). Questo il filo conduttore dell’evento Ars sotto le bolle organizzato da Antonello Mostacci Presidente dell’Ars, tenutosi il 20 luglio presso la Salsamentaria di Roberto Mangione. Chiaramente non potevano mancare le nostre domande al Presidente e tanti sono stati gli spunti di riflessione e di approfondimento in cui ci ha portato. Arriviamo a La Salsamentaria di Roberto Mangione, (forse tra i più conosciuti posti a Roma dove trovare grandi Champagne: qui si va oltre quattrocento etichette). Antonello è lì. “Ci diamo del tu?” Ma certo! Entriamo. Il piccolo tavolo è pronto per accoglierci. Ci accomodiamo e iniziamo a chiacchierare.

“Il lavoro del sommelier va avanti di esperienza quotidiana”

– Antonello Mostacci –

Scegliamo di partire proprio dall’arte del vino e dall’importanza che nel raccontarla ha la figura del sommelier. Antonello fa luce però sul fatto che questa importanza, ahimè, in Italia tarda ancora ad essere “identificata” (vi aspettavate forse il contrario? Ma no! Tanto siamo in Italia!), tant’è che a livello legislativo manca un vero e proprio riconoscimento, ci dice infatti: “ci sono alcune proposte di legge che tendono verso questa direzione, si sta lavorando alla costituzione di un albo per i sommelier e speriamo ci si arrivi presto”. E lo speriamo anche noi. Intanto Antonello ci racconta che, oltre tutto, non basta il diploma rilasciato per essere sommelier e ci dice a tale proposito che questo lavoro “va avanti di esperienza quotidiana”, soprattutto considerando il fatto che bisogna mantenere allenati i sensi dell’olfatto e del gusto.

Ok Antonello,ora però vogliamo sapere di più e andiamo a mettere il dito nella piaga di molti sommelier, produttori di vino, rappresentanti e quanti altri che per ambizione, invidia o altro, raccontano (millantano?) che le nostre bolle sono almeno quanto quelle francesi (bolle? Queste sono balle!). Con Antonello, diamo a Cesare quello che è di Cesare e a Champagne quello che è di Champagne e, appunto, prima di tutto, i suoi vitigni. Ci dice infatti: “gli champagne con gli spumanti italiani non sono paragonabili già a partire dalla loro storia. In Italia si producono comunque buonissimi spumanti in metodo classico”, ma come ci fa capire, è tutt’altra cosa rispetto allo Champagne. Dalle bollicine, ci spiega poi che l’unico criterio di selezione per la degustazione è stato quello di lasciarsi guidare da Roberto, il proprietario, massimo conoscitore di Champagne a Roma, in un percorso volto alla scoperta di nuovi sorsi. Inevitabilmente tocchiamo anche il tema di bere consapevole e qui Antonello ci illustra un progetto che ha a cuore e a cui sta lavorando: portare i più giovani dietro le quinte del vino e del cibo e far loro toccare con mano, mente e cuore, tutto quello che non si vede immediatamente.

So Wine So Food ti augura di realizzare quanto prima il tuo progetto, caro Antonello, questo e tutti quelli che si presenteranno nei tuoi sogni. Cin!

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