Bererosa. Dall’alto del Colosseo i cin si fanno in Rosè

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So Wine So Food incontra Francesco D’Agostino, mente e cuore dell’evento che racconta i rosati 

Bererosa 2016. Potevamo mai mancare ad uno degli eventi più interessanti della capitale? E infatti ci siamo andati. Truppe al completo e via: direzione paradiso, ovvero Palazzo Brancaccio che il 5 luglio si è tinto di rosè.  Dall’alto del Colosseo ci lasciamo gentilmente ammaliare dal fascino di questo vino. Ma prima di scoprire le cantine chiamate all’appello, abbiamo il piacere di intervistare Francesco D’Agostino, Direttore dell’ormai storico giornale enogastronomico Cucina &Vini. Siete pronti a sorprendervi con il suo resoconto? Bene, non vi resta che rilassarvi e godervi la lettura.

Uomo affascinante e attento ad ogni dettaglio (come già il particolare che appone nel taschino della giacca, un amabile fazzoletto… rosa, per l’appunto!). Ci viene incontro, ci accoglie e ci fa strada verso uno dei tavoli vestiti a festa per l’occasione. Un dolce jazz in sottofondo e partiamo dalla prima domanda chiedendogli, un po’ per rito, un po’ (soprattutto) per curiosità, da dove nasce l’idea dell’evento. Quella di Bererosa è una storia che affonda le radici innanzitutto nella grande passione di Francesco (“ma dammi del tu!”, ci dice sorridendo, e noi, Direttore, accogliamo piacevolmente l’invito!) e consorte. Una passione che negli anni si trasforma nella stesura di guide un po’ “particolari” ci confessa, ovvero guide dedicate a vini dolci, a bollicine italiane (15 anni fa, Francesco inizia già a percepire il cambiamento di rotta delle bollicine nostrane, anche se per l’epoca fu preso un po’ per matto!) e a rosati, appunto. Nel comunicare il fantastico mondo del rosato, però, Francesco si accorge che questa sfera del vino è talmente misconosciuta dal consumatore che la guida in sé non era sufficiente ad adempiere questa mission. E’ qui che la guida si trasforma in una idea geniale: portare il vino rosato direttamente alla gente. Quanto Francesco ami il suo “mandato” è chiaro, è lampante e ci coinvolge nelle tematiche che approfondisce nell’intervista.

“Il mio vino preferito? Quello che non conosco ancora!”

– Francesco D’Agostino –

Ci spiega, infatti, che le grandi capitali italiane del consumo del vino, peccano, per usare un eufemismo, nella proposta di rosati. E questo già la dice lunga. Nel mondo, il rosato è un vino che negli ultimi dieci anni è sempre cresciuto e continuano le previsioni sulla sua crescita. L’Italia è il secondo produttore al mondo di rosato, ma non lo consuma. Perché succede questo? È chiaro, come ci spiega, che la motivazione sia del tutto culturale. Molto spesso si fraintende e si avverte l’esigenza di specificare che –come ci dice- “il rosè non è un miscuglio e non può esserlo per legge. I rosati sono vini che nascono rosa!”. Se già questa percezione fosse chiara a tutti, avremmo fatto una bel passo in avanti. Fatto sta però che così non è e i risultati stanno nei dati di consumo, di pochissimo consumo. In questa prospettiva si inserisce Bererosa, la sua nascita, il suo fine: comunicare, raccontare e far conoscere il mondo del rosè. Forse è per questo che già dalla sua prima edizione, l’evento ha riscosso un successo molto importante, successo che supera di gran lunga le aspettative stesse di Francesco. Successo che ha reso Bererosa appuntamento fisso e, permettetecelo, necessario alla comunicazione di questo affascinante vino.

 

Arrivederci, Francesco, al prossimo anno con Bererosa!

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