Casa Ramen Super ospita i ragazzi de La Locanda alla Mano: quando essere diversi è la normalità

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Un pranzo speciale che lega la cucina giapponese alla solidarietà. Carlo Giuggioli, organizzatore dell’evento, ci racconta come l’enogastronomia sia un terreno comune per vivere la diversità

 

Un’occasione speciale per avventori e dipendenti quella del 24 marzo a Milano, nella quale i ragazzi de La Locanda alla Mano – la prima locanda milanese dal 2013 gestita da ragazzi down – hanno servito ai tavoli, o meglio ai kotatsu, piatti tipici giapponesi reinterpretati in chiave occidentale da Casa Ramen Super.

La collaborazione tra il padrone di casa Luca Catalfamo “persona gentile e umana” e Carlo Giuggioli, il boss dei ragazzi, nasce per far conoscere il progetto della Cooperativa Contè integrandovi una cucina diversa da quella che conosciamo. Un’unione, quella tra le brigate de La Locanda e di Casa Ramen Super, che è iniziata prima del servizio: come in tutti i ristoranti, i ragazzi hanno mangiato insieme prima di andare in scena, consolidando quello che è il lato solidale della cucina.

Durante il pranzo, diversità gastronomica e sociale si sposano alla perfezione: ai fornelli i ragazzi si approcciano a gusti e sapori esotici, ai tavoli i commensali mangiano col sorriso. La frizzante brigata de La Locanda alla Mano si è cimentata nella preparazione dei piatti: dai Curry Noodles senza brodo al Paitan Ginger Ramen, un piatto cucinato con bambù, carne di maiale, sesamo e naruto. Nel menù anche un super food, l’okra, una pianta originaria dei paesi tropicali, ricca di vitamine e minerali. In quelle due ore di servizio non esistevano barriere o filtri: dai fornelli alla tavola tutto si è svolto con una semplicità disarmante. Per questo motivo ci siamo chiesti, assieme a Carlo, se in Italia non sia ora di ampliare queste realtà.

Un evento mirato all’inclusione sociale e lavorativa dei ragazzi down, ma non solo: “Si tratta di un’occasione per far vedere ai clienti che è un mondo assolutamente possibile”. Gli avventori hanno potuto gustare un Ramen solidale, che ha permesso loro di esplorare un mondo dove la diversità è la normalità; sì, perché l’obiettivo di Carlo Giuggioli non è solo quello di integrare e formare i ragazzi nel mondo del lavoro, ma anche quello di “educare il cliente” alla diversità. L’inclusione sociale non punta solo ai ragazzi, ma anche ai commensali: spesso, ci racconta Giuggioli, i clienti “si trovano spiazzati di fronte a situazioni di questo tipo” ma poi “resettano il loro pensiero e vivono una situazione assolutamente normale, perché i ragazzi sono meravigliosi”.

Valentina Forte

 

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