Da Eataly Roma la “cacio e pepe” ha detto la sua

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“Tre ingredienti” per lo show cooking di Roberto Cotugno: “Il tonnarello fresco è un valore aggiunto”.

Non solo primi piatti in questo festival gastronomico della romanità che abbraccia tutto lo Stivale

Nel primo weekend di Ottobre, nello splendido fondale di Eataly, è andato in scena il Festival della Cacio e Pepe. Queste iniziative piacciono tanto e a tutti, persino a chi ama le mezzemaniche e non la pasta lunga. “La cacio e pepe è sicuramente un simbolo della cucina romana, ma è anche la semplicità della cucina italiana” per Roberto Cotugno, executive chef di Eataly Roma, che sceglie il tonnarello fresco all’uovo per rendere giustizia a una ricetta così povera. “Solo tre ingredienti: pasta, pecorino e pepe”, ricorda il cuoco, suggerendo di scolare bene il carboidrato e di essere, poi, molto veloci nella fase di mantecatura “proprio per evitare che il calore cuocia il formaggio”. Nulla di più semplice, niente panna o aggiunte fuori ricetta: il vero segreto, però, è la freschezza della materia prima.

Dal primo piano di Eataly ci spostiamo al terzo, luogo di perdizione per gli amanti del cacio e del pepe che racconta la contemporaneità della tavola romana in formula street food. Dal tonnarello si passa ai ravioli del pastificio Secondi che non bada a grassi tra formaggio e guanciale croccante. Per gli amanti del giovedì romano troviamo i mitici gnocchetti cacio e pepe con fiori di zucca di Novecento, spadellati da manuale. Il fritto non si è tirato indietro e ha dato prova di sé in un supplì cacio e pepe non proprio indimenticabile, e nelle polpette fritte con giudizio in sospeso. Strabuone, invece, le bruschette di Manforte che hanno regalato dal loro menù altre due varianti a tema con la versione alla carbonara e quella all’amatriciana. Proposta biologica e gluten free di Beò Organic Bar che non rinuncia comunque al gusto con il flan di cavolfiore o l’hamburger vegetariano, entrambi serviti con salsa cacio e pepe. Effetto sorpresa il carretto dei gelati di Fattori: impressioni positive anche tra i più scettici sul il nido di tagliolini fritti, quenelle di gelato al pecorino di Castelmagno e salsa ai pepi del mondo. Un gelato gastronomico che va capito ma che merita un “a parte” per la sperimentazione e il coraggio dei contrasti.

Nulla è stato scontato, né tantomeno lasciato al caso. Un festival della cacio e pepe coerentemente riuscito, a tratti sorprendente e per tutti i gusti. Non parliamo delle tasche perché la formula in gettoni ha reso il gioco di assaggi divertente come una partita di Monopoli, e conveniente per le famiglie.

 

 

 Andrea Martina Di Lena

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