Dall’Italia alla Cina, la Food Innovation arriva a Shanghai

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 Inaugurata la nuova sede del Future Food Institute. La fondatrice Sara Roversi: “La relazione con Shangai si instaura in un momento strategico”

 

Dall’Italia alla Cina. Precisamente a Shanghai dove, presso l’Agenzia delle Nazioni Unite, è stata inaugurata una nuova sede del Future Food Institute, l’organizzazione non-profit impegnata nella ricerca, promozione, formazione e innovazione nel settore agroalimentare.

 

“Il cibo unisce le persone, le industrie e i Paesi” ma sono il collaborare e l’apprendere gli uni dagli altri i requisiti affinché si realizzi un grande impatto: si legge questo nel tweet lanciato lo scorso 8 novembre sul canale ufficiale del Ffi, Future Food Institute, per annunciare la nuova partnership con UNIDO Network of Investment and Technology Promotion Offices (ITPOs).

 

La relazione con la Cina si instaura in un momento strategico – afferma Sara Roversi, fondatrice dell’Istituto, in una dichiarazione riportata dall’Agi – La rivoluzione digitale è l’acceleratore sociale e culturale della nostra era e mira a unificare il mondo, riducendo tempi e distanze, sconvolgendo le gerarchie e incidendo sulla salute umana e sulla sostenibilità mondiale. Il mondo ora ha bisogno di soluzioni – prosegue Roversi – per risolvere questo sistema disfunzionale e tutto parte dal cibo. Il cibo è nutrizione, è identità, è comunità, è cultura ed è vita”.

 

Conoscenza ed educazione, infatti, per il Ffi, rappresentano il fondamento dell’innovazione e la risposta alla necessità di affrontare i problemi legati alla creazione di un futuro del cibo più sostenibile e il ruolo della tecnologia nel colmare le lacune del sistema alimentare.

 

Lo sguardo del Future Food, oltre ad avere un ampio respiro globale, come dimostra la partnership inaugurata a Shangai, non perde di vista la promozione del territorio locale. L’ultimo progetto, il Future Farm, infatti, consiste in 70 ettari di terreno in cui le tradizioni agricole, all’interno delle quali troviamo la protezione della biodiversità e la produzione biologica di vecchie varietà di semi, sono combinate con le nuove tecnologie. Se siamo possessori di un patrimonio unico, come sostiene il Future Food Institute, “abbiamo la responsabilità di preservarlo, mantenerlo, migliorarlo e diffonderlo con l’innovazione radicata in una storia locale”.

 

Giulia Morici

 

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