Ego Festival 2020: i numeri e le testimonianze del successo

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La prima di Ego a Taranto tra chi c’era e cosa è stato detto. L’augurio del Sindaco è che “Questo festival possa mettere radici in riva allo Ionio”

4 mila presenze registrate in 3 giorni. Questo il bilancio in numeri della terza edizione di Ego Festival, la prima per la città tarantina che ha accolto i suoi visitatori all’interno del Castello Aragonese. Dal 16 al 18 febbraio la sua piattaforma web ha sfiorato 50 mila utenti per una copertura social che ha rilevato 158 mila impression sulla pagina Instagram e 57 mila account raggiunti in maniera organica.

Un bilancio più che positivo avvalorato dalle testimonianze raccolte durante l’evento che si è aperto con una panoramica sul modo e sui mezzi di comunicare l’enogastronomia. Da Pellegrino Artusi al web è stato il talk di apertura di Ego con Gesualdo Vercio, direttore del canale FOOD NETWORK, che ha commentato così l’impegno di un canale televisivo monopolizzato da questo tema: “Sicuramente nel racconto del cibo, ci sarà molto altro da narrare. Fintanto che potremmo avere accesso a storie e a luoghi. L’obiettivo che ci diamo nel nostro network è proprio questo: esplorare il cibo attraverso il territorio, attraverso le persone comuni”. Una visione di comunità avvalorata dalle parole di Cristina Reni, project manager di Food for Soul, che ama pianificare il proprio lavoro: “Non dobbiamo pensare a progetti a breve termine ma anche a lungo termine, pensare al futuro, insomma. Mangiamo tutti giorni non solo per piacere ma anche per le connessioni che abbiamo con gli altri”. Di rapporti umani hanno parlato molti chef accorsi a Taranto per amicizia e solidarietà a progetti nobili come questo focalizzati sulla promozione. Tra i temi di attualità che hanno sensibilizzato un pubblico attento agli sprechi e all’ambiente, anche quello sul plastic free inserito nello spazio dedicato alla Cozza Tarantina. Alla presenza dello stellato Gianfranco Pascucci e della giovane promessa della cucina italiana Davide Guida, il presidente della delegazione tarantina di Slow Food, Vincenzo Di Benedetto, ha mostrato una sperimentazione in atto nel Mar Piccolo dove, al posto della retina in plastica, si sta utilizzando quella in cotone.

A Ego si è parlato anche di vino come prodotto culturale, in primis con il video-racconto “The pursuit of beauty” di San Marzano presentato qui in anteprima mondiale. Un girato da cinema e diffuso sui social realizzato in Vietnam per conto della nota azienda vitivinicola tarantina che narra una storia personale, professionale e aziendale. Il vino è stato poi al centro non solo sui banchi di assaggio, ma anche a corollario di argomenti sempre più rilevanti come quello della sala, in cui ci si è interrogati su come costruire una carta dei vini, e quanto la città, il tipo di offerta, la clientela e ogni sommelier possano apportare a questo studio.

Nel format di Ego è stato inserito anche il tema pizza “Che – spiega Luciano Pignataro – adesso è normale sia dentro ai Congressi enogastronomici nonostante solo fino a qualche anno fa era considerato un alimento etnico, solamente napoletano. Oggi la pizza sta raccogliendo le maggiori energie, i migliori investimenti e sta reggendo gran parte del settore enogastronomico, e per fortuna si è diffusa la voglia di qualità in tutta Italia”.

Di tempo in cucina, di quello utilizzato nella stagionalità delle ricette si è discusso con i ragazzi degli Istituti Alberghieri di Taranto e provincia. Le giovani leve hanno avuto la possibilità, non solo di incontrare e di confrontarsi con le discipline che quotidianamente studiano sui libri o praticano all’interno del proprio microcosmo, ma hanno avuto la fortuna di ragionare come futuri cuochi e cuoche o ambiziosi personaggi del prossimo scenario enogastronomico.

A meno di una settimana dalla conclusione dell’edizione 2020, si inizia a programmare da subito il prossimo appuntamento. “Vogliamo che EGO resti a Taranto – ha commentato il sindaco della Città dei Due Mari Rinaldo Melucci – e lavoreremo perché questo festival possa mettere radici in riva allo Ionio”.

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