Guida Michelin 2019, le Stelle di Singapore

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Presentata la nuova Rossa “asiatica”: poche novità e molte conferme, ancora nessun tristellato

 

Prosegue il tour stellato della Guida Michelin e questa è stata la volta di Singapore, la città-stato del sud est asiatico da quasi sei milioni di abitanti. I cambiamenti previsti dall’istituzione gastronomica mondiale della Rossa sono stati esigui ma comunque importanti perché in relazione ad una buona crescita della gastronomia di Singapore.

A cominciare dai nuovi ristoranti riconosciuti con una stella ed entrati per la prima volta nelle pagine della Guida. Infatti, dai 29 inclusi nella lista dell’anno precedente, l’edizione 2019 è passata ad averne 34, ben 5 in più premiati con l’ambito riconoscimento.

Tra questi, spicca il Jiang-Nan Chun, capitanato dallo chef Tim Lam, per la sua cucina tradizionale Cantonese e il suo pollo fritto in salsa di lime, piatto centrale nel suo menù.
Anche la cucina del Nouri dello chef Ivan Brehm è stata premiata con una stella Michelin, tra le cui prelibatezze offre il piatto “Bread and Bouillon” che consiste in pane di segale lievitato, pregiato formaggio fuso e un brodo di verdure. Riconosciuta anche la cucina tipica giapponese dello chef Tomoko Kimura al Sushi Kimura con i suoi ingredienti provenienti di altissima qualità tutti provenienti dal Giappone.

Nulla di nuovo, invece, dal fronte dei bistellati. I ristoranti con la doppia stella Michelin rimangono cinque, inalterati rispetto alla Rossa dell’anno precedente. Una riconferma che da una parte è sinonimo di arresto della crescita dall’altro una stabilizzazione importante prima, magari, del salto verso il traguardo successivo.

Così, ritroviamo l’Odette di Julien Royer con la sua cucina francese moderna e le sue influenze giapponesi; gli amanti della cucina giapponese e del sushi saranno contenti di rivedere il Waku Ghin dello chef Tetsuya Wakuda e il Shoukouwa con la sua selezione di pesce proveniente esclusivamente dai mari della nazione del Sol Levante; ancora una volta la Francia coi suoi preziosi vini al Les Amis dello chef Sebastien Lepinoy; la cucina Sichuan dello chef Chen Kentaro al Shisen Hanten.

Ancora nulla, invece, per quanto riguarda i ristoranti a tre stelle la cui lista nella Guida rimane senza nomi. Nulla di grave, contiamo di vedere in un futuro prossimo brillare le tre stelle anche su questa città che mantiene costante il suo trend di crescita nel settore dell’alta gastronomia. 

 

Gianluca Grasselli

  

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