Life of Wine 2017

Tenuta Mosole: alla scoperta di questa azienda vitivinicola nella provincia di Venezia
14/12/2017
Filippo Saporito incontra la sua prima stella
15/12/2017

Senza tavoli e camerieri, Alessandro Miocchi spiega il suo nuovo concept di ristorazione: uno show culinario in una cena tra amici

 

60 aziende, 130 etichette, più di 300 bottiglie, ma una sola storia. L’affascinante location del Radisson Blue Hotel, a Roma, ha aperto le porte alla sesta edizione della kermesse ‘Life of Wine’. Un evento interamente dedicato alle bottiglie d’annata della penisola italiana. Aggirandoci tra i vari banchetti e curiosando qua e là abbiamo colto due elementi comuni da parte degli espositori. La voglia di rappresentare la storicità del proprio territorio e quella di esaltare il valore del vino nel tempo. “Il vino non è che la necessaria evoluzione del territorio – ci dicono- portando alcune etichette d’annata si esalta questo valore inestimabile”. Ma, oltre agli assaggi e alle domande di rito, questa volta non ci siamo accontentati e abbiamo intervistato Marco Ghelfi, responsabile ed organizzatore dell’evento.

 

Perché avete scelto proprio Roma, come cornice di questo evento?
Roma è una scelta che è venuta naturale, anche dopo un confronto con le aziende. A livello commerciale è vinocentrica, sicuramente Roma è diventata la casa ufficiale di Life of Wine. Questo è un format unico perché rappresenta l’unica evento dedicato interamente alle vecchie annate. Chi viene può trovare annate non in commercio. E’ bello ritrovare la cultura delle vecchie annate perché il vino se lo sai aspettare ti sa dare di più.

 

Più di 60 aziende…

Si, sono più di 60 aziende, e questo per noi è l’ideale. Nonostante abbiamo un po’ uno zoccolo duro, ci piace fare una rotazione. Ci sono grandi nomi ma anche piccole realtà di nicchia di zone anche poco conosciute. Sempre con l’idea microverticale, quindi eseguire una retrospettiva sul vino assaggiando vecchie annate. Un evento anche molto divertente.

 

Le porte di Life of Wine sono aperte a tutti?

Chiaramente il nostro target è più sugli operatori del settore, ma vuole essere anche un evento condiviso e aperto tutti. Gli appassionati sono i benvenuti è anche a loro che è rivolto l’evento.

Il vino d’annata migliora è possibile fare un paragone con le persone?

Come il vino le persone possono smussare gli angoli. Nel nostro piccolo cerchiamo di portare un po’ un’idea nuova di apprezzare il mondo del vino.

Vi rivolgete alle guide enogastronomiche attraverso questa kermesse?

E’ chiaro che negli anni abbiamo ospitato molti ‘guidaioli’, ma alla fine pensiamo alle aziende e per loro credo sia più importante il pubblico finale. E’ con loro che crei una fidelizzazione.

Quanto avete voluto dare valore alle realtà territoriali?

La rappresentanza va dal Trentino Alto Adige alla Sicilia. L’occhio di riguardo è per zone meno conosciute. La Romagna ad esempio è una realtà che ha una nomea più legata alla quantità, qui ne mostriamo anche l’alta qualità, ovviamente in piccoli contesti. Ci sono inoltre moltissimi vini bianchi, di solito per le vecchie annate si pensa al rosso. In realtà negli anni abbiamo avuto il piacere di scoprire delle aziende che producono annate con vini bianchi di 15-20 anni, incredibilmente vivi.

E’ possibile, tramite i vini d’annata, recuperare il rapporto fra giovani e vino?

Nella nostra idea c’è anche l’avvicinamento ai giovani. Tutto parte però dalla qualità, è chiaro che far avvicinare i ragazzi a delle etichette di qualità può essere un ulteriore stimolo. Il vino non è un prodotto per vecchi (ride ndr).

 

E’ bello ritrovare la cultura delle vecchie annate. Il vino se lo sai aspettare ti può dare di più

– Marco Ghelfi –

 

Jacopo Nicoletti

[widgetkit id=”538″]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *