Quale futuro per gli chef? La parola a sei grandi maestri stellati

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Sei chef stellati raccontano qual è la loro idea sul futuro della loro professione, tra televisione, umiltà e tradizioni

Il presente della cucina e della sua maggiore rappresentanza, lo chef, sta vivendo una realtà inedita. In televisione, sui giornali e nel mondo dei social la sua figura ha assunto caratteristiche nuove: una rockstar che con forchetta e coltello al posto della chitarra conduce programmi di cucina seguiti da milioni di persone, dispensa nuove mode e, perché no, gioca anche il ruolo del sex symbol. Partendo da questa realtà, nel corso del dibattito tenutosi al Taste of Excellence 2016 moderato da Federica De Denaro, sei chef stellati, Giuseppe Di Iorio, Paolo Gramaglia, Giulio Terrinoni, Luigi Nastri, Daniele Usai, Davide Del Duca,  hanno detto la loro idea su come sarà lo chef del futuro. “Noi chef dobbiamo ritrovare il concetto di umiltà, siamo dei cuochi dopotutto, e tornare alla nostra missione: soddisfare i nostri clienti”, ha spiegato Giulio Terrinoni, lanciando una provocazione al mondo degli chef star. “La televisione ci ha dato una grande visibilità, ma ha anche distorto quello che è realmente il nostro mestiere e per questo non può essere il nostro futuro” ha detto Paolo Gramaglia.  Il dilagare degli chef nei nostri nuovi media è probabilmente la causa maggiore dell’esponenziale aumento di giovani ragazzi che si iscrivono alle scuole alberghiere o ai corsi per imparare come si diventa chef. Eppure, i sei cuochi si sono trovati d’accordo nel sottolineare quanto questo mestiere sia frutto di anni di lavoro, impegni e sacrifici e nessun diploma sarà in grado di sostituire questa gavetta. Lo chef del futuro quindi, come delineato da sei eccellenze di questo paese, sarà umile, rispettoso verso il cliente e le tradizioni culinarie, meno sotto la luce dei riflettori e più sopra quella delle fiamme dei fornelli. Un ritorno alle origini, senza mai dimenticare la grande abilità innovativa che distingue sempre i grandi chef.

 

“Noi chef dobbiamo ritrovare il concetto di umiltà, siamo dei cuochi dopotutto, e tornare alla nostra missione: soddisfare i nostri clienti”

– I maestri del TOE –

 

Gianluca Grasselli

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