Spumanti dell’Etna: bollicine sul vulcano più alto d’Europa

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A Catania torna la seconda edizione dedicata alle bollicine del vulcano più alto d’Europa

Domenica 15 dicembre, al palazzo Biscari di Catania, nuovo appuntamento con Spumanti dell’Etna l’unica manifestazione dedicata alla spumantistica del vulcano più alto d’Europa. Per il secondo anno si terrà un focus sulle migliori eccellenze del territorio alla presenza delle cantine dell’area vulcaniche, di giovani chef della costa Jonica e di numerosissimi produttori. Da un’idea di Francesco Chittari, l’evento è organizzato dall’agenzia Scirocco, con la collaborazione di Fondazione Italiana Sommelier e Bibenda, il patrocino da Strada del Vino dell’Etna e metterà al centro del dibattito le prospettive future di un prodotto dalle enormi potenzialità, per il quale occorre sviluppare progetti di marketing, investimenti, consolidare sinergie.

“Oggi, sull’Etna si contano circa 20 produttori di spumante metodo classico, sugli oltre 160 complessivi che producono vino, insieme rappresentano circa l’1% delle produzioni – anticipa Chittari –  Tra la città e i vini etnei c’è da colmare una distanza, c’è una discreta conoscenza dell’Etna rosso, si comincia ad apprezzare la produzione di bianchi, mentre per gli spumanti siamo ancora agli albori”. Nella storia della spumantistica siciliana pochi sanno che una delle prime sperimentazioni risale al 1870 per opera del barone Spitaleri, il primo spumante della Sicilia fatto con uve Pinot nero. Una tradizione poi ripresa a fine degli anni Ottanta dalla cantina Murgo, la prima ad avere spumantizzato il Nerello mascalese. “Siamo ancora agli albori – commenta Chittari – però c’è un’attenzione sempre crescente dei produttori che hanno capito di avere la possibilità di produrre uno spumante superiore rispetto ad altri territorio: l’Etna offre diverse meraviglie uniche al mondo”. 

Infatti, oggi il disciplinare prevede che per la denominazione Spumante Etna doc le produzioni abbiano almeno il 60% di Nerello Mascalese escludendo di fatto la maggior parte delle produzioni metodo classico.
La speranza è che si prendano in considerazione anche sfide coraggiose come questa al fine di lanciare un disciplinare dedicato agli Spumanti dell’Etna per stare al passo con i più noti “Trentodoc”, “OltrePo pavese” o “Franciacorta”.



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