Taranto “fa rumore” con Ego Festival

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Domenica 16 febbraio al Castello Aragonese si è aperto il Festival che ha spostato il baricentro dell’enogastronomia italiana al Sud

La terza edizione di Ego Festival per il primo anno si è spostata a Taranto ed è stata inaugurata con una riflessione sulla comunicazione enogastronomica e su quanto il web abbia influenzato il suo racconto. L’espediente è stato presto trovato: Pellegrino Artusi, il gastronomo della cucina italiana di cui proprio quest’anno ricorre il bicentenario dalla nascita. 

Eleonora Cozzella introduce al confronto con una premessa storica sul personaggio che nella seconda metà dell’800 fece un’operazione di grande unificazione con La scienza della cucina italiana. Il suo lavoro editoriale è stato fondamentale dal punto di vista linguistico, prendendo a modello il fiorentino, ma ha contribuito a formare un’identità italiana sociale e, soprattutto, gastronomica. Il suo ricettario è diventato un best seller e, attraverso ben 790 ricette, riuscì a entrare con facilità nelle case di tutti gli italiani rivoluzionando il modo della comunicazione. Il merito di Artusi è stato quello di parlare, in maniera semplice, comunicando con il linguaggio di tutti i giorni e collezionando ricette che lettori e lettrici invitavano da ogni regione. La premessa storica ha ceduto quindi il passo alla contemporaneità del linguaggio con un piccolo anfiteatro di personalità illustri che si sono espresse sul tema. 

A prendere la parola per primo è stato Gesualdo Vercio direttore del canale Food Network e Real Time che ha spiegato cosa significa parlare di cibo su un canale televisivo mainstream che accomuna tante passioni diverse. Infatti, Food Network è uno degli ultimi nati di Discovery, “Terzo editore in termini di ascolti dopo RAI e Mediaset”, precisa Vercio, e da settembre 2018 incarna un nuovo modo di fare intrattenimento e di raccontare il territorio. Discovery ha raccolto circa 1300 ore di contenuto legato al mondo del cibo e, nello specifico, solo Food Network ne ha accumulate ben 300. Il comun denominatore, che è poi l’anima stessa del canale, è il racconto del cibo attraverso le persone. La sfida è quella di veicolare tantissime storie che provengano da tutte le parti di Italia. “Quando mi hanno parlato di Ego in Puglia, mi si è accesa la scintilla: le storie del cibo, lo dico anche da siciliano, sono infinite. Ogni tanto mi chiedono se il cibo in TV si esaurirà, prima o poi. Troppi programmi di cucina. Quello che mi sento di dire è no: finché ci saranno persone a raccontarlo la narrazione sarà infinita. Il cibo è diventato un genere televisivo vero e proprio”. Intercettare i trend che vengono alimentati dalla televisione: “Sfido chiunque ad aver sentito parlare di cake design prima che approdasse su Real Time”, commenta sempre Vercio. Il trend è uno dei 4 pilastri sui quali si basa la strategia editoriale di Food Network: gli altri sono Talent, Territorio, Tradizione. 

C’è anche una responsabilità nella comunicazione, anche di intercettare ciò che alla gente piace e la responsabilità di cui ha parlato Cristina Reni di Food for Soul, Associazione no profit, è un altro modo di pensare al cibo, etico da ogni punto di vista, quindi il no waste, ovvero tendenza allo spreco zero, è responsabilità nei confronti di chi non è stato fortunato. Questo per introdurre il tema dei Refettorio, nati in risposta all’Expo”, progetto di Massimo Bottura e della moglie Lara Gilmore, di cui Cristina si occupa dall’inizio. “Mi piace molto il termine responsabilità. Nel senso di come è collegato a dare una risposta. Quello che Food for Soul come onlus vuole fare è farci sentire capaci di agire. Ho avuto la possibilità di conoscere Massimo e Lara nel 2014 mentre studiavo un master sull’alimentazione e ho fatto una tesi su Artusi, di come lui ha inserito il pane nel suo ricettario”. La cucina è trasformazione ma ha la capacità di includere: il Refettorio Ambrosiano ha aperto le sue porte nel 2015 e qui l’eccedenza alimentare viene trasformata dagli chef per servire gli ospiti segnalati dai servizi sociali della Caritas ambrosiana. Creare piattaforme di scambio dove il cibo stia al centro: “Come ha fatto Artusi, il cibo serve per parlare di un Paese, di una comunità”. 

Parlando dell’esigenza di comunicare è intervento Fulvio Marcello Zendrini giornalista, consulente e docente di Food Marketing. “Mi piace questo inizio sullo storytelling. Io continuo a lavorare sulle 4 P: prodotto, prezzo, pubblicità e posizionamento”. Nella comunicazione del buono, si confessa drastico: “Uccidere TripAdvisor. TripAdvisor non è fatto di persone competenti: è fatto da signori e signore che giustamente, e liberarmente, si divertono a dire ciò che gli piace”. La critica gastronomica seria, secondo lui, ha il dovere di raccontare una verità oggettiva, ciò che è e ciò che non è. Al ristorante il consumatore non compra una cosa, ma compra un sogno, un mito, un qualcosa che lo fa mangiare meglio. “La comunicazione del food per fortuna si sviluppa con la critica, un giudizio pesato dalla cultura sul quale il singolo può non essere d’accordo”.

Questo accento sulla competenza è ben accolto da Enrico di Palma fondatore di Gourmet Concerto, guida basata proprio sulla critica in senso etimologico, capace di discernere, di capire il gourmet concerto dal semplice “mi piace”. Intorno al cibo ci intrattenimento, c’è dell’etica, si vendono sogni, ricollega dosi al discorso di Zendrini, e tutte queste attività secondo lui sono proprie dell’arte. La cucina non è solo qualcosa per sfamarci ma secondo lui oggi la cucina ha un linguaggio maturo per poter essere considerata arte a tutti gli effetti. “Dico una cosa ancora più forte: le arti tradizionali stanno sempre assumendo meno significato e forse quello spazio dato all’arte, di costruire senso intorno a qualcosa, forse lo sta prendendo la cucina”. Se consideriamo la cucina come arte, o anche all’arte, bisogna porsi una domanda: “Che cosa è successo all’arte nel corso degli ultimi due secoli?”. Via, via ci si è allontanati sempre di più dai canoni di piacevolezza: sono entrate le rappresentazioni della realtà e in maniera provocatoria anche del brutto, dello spiacevole. “Nella cucina siamo a questo bivio: la cucina come nutrimento e il ristorante come esperienza. L’esperienza per definizione deve farmi uscire dall’ordinario, dalla comfort zone, essere quindi in una zona non confortevole, andare un po’ in crisi. Gourmet Concerto fa questo: andare nella direzione di una critica gastronomica che allarghi il linguaggio e come strumento di riflessione, dialettico”. 

A parlare di bellezza è, infine, Mauro Di Maggio Direttore generale di San Marzano Vini, sponsor di Ego con questa cooperativa vinicola che, in quanto tale, mette al centro la condivisione. “L’agroalimentare e il vino pugliese sta conoscendo negli ultimi anni uno sviluppo notevole e c’è ancora spesso nel mondo della comunicazione una sorta di battesimo perché un prodotto da buono diventi desiderabile e ci vuole sempre quel movimento autoreferenziale del territorio stesso che pianti la sua bandiera”. Quella di Ego aiuta a fare una comunicazione-sogno che indichi delle vie e che mostri in che direzione andare. La comunicazione della Puglia del Vino è interessante perché si è fatta negli ultimi 20 anni: “Siamo cresciuti. Se tu vedi un’etichetta pugliese oggi la riconosci perchè è stata fatta proprio in questi anni. Un’altra delle novità è il video che vogliamo presentare stasera con cui abbiamo comunicato i nostri vini in maniera diversa: la connessione è stata con il mondo del cinema che ha coinvolto il cineasta e antropologo Frankie Caradonna. Il video narra una storia con le tecniche del cinema per i social ma non con i tempi dei social: per una volta abbiamo preferito il contenuto alla forma”. Si parla di vino come prodotto culturale, legato al suo territorio di origine: da Ego il vino è un mezzo per narrare il territorio di approdo e di elezione, “Il vino in questi giorni non è solo più di chi lo fa ma di chi lo beve”. 



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