Vinitaly 2019, tiriamo le somme della 53esima edizione

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Conclusa la quattro giorni della manifestazione enoica tra le più importanti al mondo è tempo di fare i conti: 35 le nazioni presenti, 4600 le aziende espositrici e ben 125 mila i visitatori

L’ultimo sorso di vino è quello più amaro proprio perché porta con sé la consapevolezza delle cose che finiscono. La 53esima edizione di Vinitaly è stata la più importante dalla nascita della manifestazione: nei quattro giorni sono stati presenti 4.600 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 35 nazioni su 100mila metri quadrati netti espositivi. A Vinitaly and the City 80 mila appassionati e wine lover tra Verona (70 mila) e i tre borghi storici della provincia: Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave (per un totale di 10 mila presenze). Un deciso aumento del 3% sul numero dei buyer presenti. Ce ne parla Maurizio Danese, presidente di Veronafiere: “Continua la focalizzazione di Vinitaly sulla selezione di visitatori verso una presenza sempre più professionale e internazionale.

A riprova, sono aumentate di 20mila, per un totale di 80 mila, le presenze di wine lover al fuori salone di Vinitaly and the City. Registriamo molta soddisfazione da parte degli espositori e questo significa che la svolta intrapresa nel 2016 è la direzione da seguire. Dopo quella in Brasile, abbiamo lanciato la nuova piattaforma di promozione Wine To Asia attiva dal 2020 in Cina, a Shenzhen. Inoltre, il ruolo guida per il sistema vitivinicolo è stato confermato dall’attenzione istituzionale, con la visita del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, del presidente del Senato Maria Casellati, del ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio, e a livello europeo con il commissario per l’Agricoltura Phil Hogan”.

“Nella top five delle provenienze degli operatori primeggiano gli Stati Uniti (+2% sul 2018), seguiti da Germania (+4%), Regno Unito (+9%), Cina (+3%) e Canada (+18%). Su questo fronte molte bene il Giappone (+11%): un risultato che, sommato agli altri registrati dal Far East, supporta la nostra scelta di creare un nuovo strumento di promozione permanente dedicato all’Asia” racconta Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. Il padiglione Lombardia, proprio accanto all’ingresso della manifestazione è stato letteralmente preso d’assalto, confermandosi come il più visitato: oltre 29.000 le bottiglie stappate nel corso di Vinitaly, con circa 90.000 visitatori. Il trend di quest’anno è l’attenzione di esperti e appassionati per le produzioni bio, che in Lombardia hanno visto negli ultimi anni una netta accelerazione. Nell’ultimo decennio la superficie destinata alla coltivazione di vite in regime bio o in conversione è infatti quadruplicata, passando dai 981 ettari censiti nel 2009 ai 3.945 ettari registrati nel 2018 (+402%). Ma Vinitaly non è stato solo wine: sono 26 i vincitori del Premio Golosario di Sol&Agrifood. Tre i giorni di degustazioni in incognito per una squadra di giudici capitanati da Marco Gatti e Paolo Massobrio.

Piani per il futuro? La 54ª edizione di Vinitaly sarà in programma dal 19 al 22 aprile e nel 2020 verrà lanciata la nuova piattaforma Wine To Asia di Veronafiere, creata attraverso una NewCo di cui la spa veronese detiene la quota di maggioranza. Partner unico è la Shenzhen Taoshow Culture & Media, società che fa parte della Pacco Communication Group Ltd con sede a Shenzhen e attiva anche a Beijing, Chengdu, Xi’an e Shanghai. “Il Far East è un’area da presidiare costantemente e per la quale abbiamo creato un’iniziativa permanente, come previsto dal nostro piano industriale, dopo oltre vent’anni di attività continuativa. Basti dire che la domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all’aggancio del Nord America che somma 6,95 miliardi di euro – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –. Nella corsa al vino, l’Asia Orientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227%: undici volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geo-economica Nordamericana”.



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