Enrico Crippa e il suo “Sensei”

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La cucina, il modo di guidare una brigata, come comunicare: lo chef di Piazza Duomo (tre Stelle Michelin) spiega come il rapporto con Marchesi lo abbia influenzato e cambiato

Si lascia sempre qualcosa del nostro passaggio in questo mondo. Ricordi, persone, insegnamenti. Questi rimangono, vengono raccolti e diventano un tesoro. Non veniamo mai dimenticati davvero. Mai. Perché ciò che siamo stati influenza la vita delle persone che ci hanno conosciuto. Anche sei i nostri nomi venissero dimenticati, le impronte che lasciamo sulla strada della vita diventeranno la via per aiutare altri a camminare.

È questo ciò che ha lasciato il maestro Gualtiero Marchesi al suo allievo Enrico Crippa, Tre Stelle Michelin e chef del ristorante Piazza Duomo ad Alba. In lui c’è una luce che brilla di passione. Un fuoco alimentato proprio dalle lezioni e dai ricordi del suo Maestro: “Mi è rimasto tutto il suo insegnamento culinario, il rigore e l’armonia del gestire una brigata, il passaggio dalla cucina italiana alla cucina gastronomica. Ma anche l’insegnamento non culinario. Sono entrato da Marchesi che ero un ragazzino e nel tempo sono cresciuto anche come uomo”. Sorride ricordando il loro primo incontro. All’epoca conobbe il suo maestro grazie ad Angelo Colzani, tra i docenti della sua scuola alberghiera: “Fu un’emozione grandissima incontrarlo anche perché il mio professore parlava spesso di lui e ci faceva preparare alcuni suoi piatti durante le lezioni”.

Da lì scattò qualcosa, quasi una chiamata. Voleva seguire quella persona che aveva dato tanto al mondo culinario. Pian piano imparò a conoscere non solo lo chef ma anche l’uomo. “Lo ricordo come una persona estremamente colta su tutti i fronti. Con lui si poteva parlare di tutto, spaziando tra gli argomenti più diversi: cucina, musica, arte, storia, sicuramente un grande Maestro (Sensei)”.

Non solo un insegnante quindi, ma anche un amico. Un rapporto che difficilmente si crea tra un allievo e il suo maestro, ma proprio questo lo rende ancora più bello. Crippa continua a raccontarci di Marchesi e nel farlo si sofferma su delle frasi che diventarono per lui significative: “Signor Marchesi, forse non ha capito”. “No, caro Enrico, sei tu che non ti sei spiegato bene”. Un insegnamento sulla comunicazione. Un punto di svolta che lo ha plasmato. Poche parole che lo hanno accompagnato per tutta la vita e che gli ricordano un grande maestro che rimarrà per sempre in lui.



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