“1978”: il nuovo corso della ristorazione capitolina

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Con So Wine So Food, un viaggio nella capitale alla scoperta di una vera e propria “chicca enogastronomica”

L’emozione è uno dei sentimenti più puri dell’uomo. Incontrollata, travolgente, intensa; un lampo nel nostro tempo in cui ci sentiamo vulnerabili ma nello stesso tempo fortissimi, imbattibili. 

Tante sono al mondo le fonti di emozione; c’è chi la prova durante una partita di calcio, chi per un buon risultato ottenuto a scuola e chi anche “solo” per un’attenzione ricevuta. Per quanto leggero e frivolo possa sembrare, quello che a me emoziona di più è provare nuovi locali, ristoranti e soprattutto culture gastronomiche lontane dalle mie, ovviamente amate, radici romagnole.

Da quando ho intrapreso a tempo pieno la strada della cucina, i miei viaggi culinari  si sono moltiplicati, per soddisfare un’intrinseca curiosità nel comprendere le varie città e paesi attraverso il loro linguaggio più sincero, quello del food. 

Mercoledì 15 maggio, ho avuto l’onore di essere ospite a un esclusivo evento  organizzato da So Wine So Food nella Capitale. La location? Il suggestivo ristorante “1978”

A due passi dalla celebre Villa Torlonia, 1978 si presenta come un locale elegante, di design dove nulla è lasciato al caso ed è curato nel minimo dettaglio. Sito al piano terra di un antico palazzo, il ristorante vanta delle stupende volte in pietra, preziosissimi tavoli in castagno massello intagliati a mano e su misura, bicchieri realizzati in esclusiva per il servizio, posate ricercate ed eleganti e una capienza di massimo 18 posti per dedicarsi totalmente al benessere e al comfort della clientela. Dietro al pittoresco portone d’ingresso total red, inizia il regno di Nicola Annunziata, giovanissimo chef campano, già possessore di 1 stella Michelin.

Il locale è caldo, confortevole, con una cucina concettualmente ben studiata ma non troppo elaborata per permettere la massima espressione delle ottime materie prime. La cucina è a vista per permettere agli ospiti di osservare il lavoro dello chef, sempre mite, concentrato e rispettoso della brigata.

I piatti sono ben studiati e il menù è vario: si spazia dalla carne di Vicciola (vitello di Fassona piemontese allevato per un buon 80% a nocciole fresche) al maialino iberico, passando per il pesce, aragostella e polpo.

Tra le entrée: Taco burro e alici, Raviolo fritto ripieno di ragù speziato, Tonno cotto a bassa temperatura e crema di pompelmo, Pop corn di cotenna di maiale fritta. Sono rimasto molto soddisfatto: appetizer gustosi, soprattutto il raviolo fritto ripieno di ragù speziato e i pop corn di cotenna di maiale fritta.

Come antipasto, la Tartare di Vicciola, friggitelli e fichi. Buona e molto delicata la tartare, friggitelli in purezza ed un gelato ai fichi dolce che ben si sposa con i “dischi” di verdure agrodolci posizionati sopra la carne.

Sui secondo ho sperimentato sia pesce che carne, il Polpo arrosto, crema di rucola, gelato alla senape e salsa di nduja era fantastico, cotto molto bene, croccante e morbido, il gelato alla senape molto intenso, crema di rucola piccante, salsa di ‘nduja molto leggera, anche troppo. Subito dopo, il Maiale iberico, il suo fondo, arancia e carote. Carne cotta alla perfezione, fondo buono e cremoso ma molto salato, crema di arance semplicemente perfetta, delicatissima e dolce al punto giusto da bilanciare la troppa salinità della salsa di maiale. Carote al burro ottime.

A chiudere una Mousse al caprino, frutti rossi e champagne. Dessert gustoso e fresco, caprino dosato in maniera magistrale. Buono anche il Fondente, passion fruit, caffè e caramello salato: non un’esplosione di sapore come mi sarei aspettato ma il passion fruit regalava un contrasto e una acidità molto gradevole al palato.



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