Andrea Vitali: tra nord e sud Italia alla scoperta dei prodotti del territorio e della ricerca sui sapori

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Andrea Vitali è uno dei migliori giovani Chef d’Italia secondo la competizione San Pellegrino Young Chef 2018 che lo ha inserito tra i dieci finalisti. Ha ventisei anni, lombardo di Codogno nel Lodigiano, ma nel cuore e nelle mani porta anche il sud Italia e i frutti dei suoi mari. Un professionista intraprendente, con le idee chiare e tanti progetti per il futuro. Si racconta a So Wine So Food promettendo di sentirci, nuovamente, tra un anno, quando avrà finalmente svelato l’innovativo studio che sta portando avanti in collaborazione col Politecnico di Milano.

 

Chef Vitali, quando nella sua vita in cui hai capito che avrebbe fatto di tutto per diventare un cuoco?

“Più che un momento parlerei della mia esperienza a Caltagirone appena terminati gli studi alberghieri. Venendo dal Nord ho incontrato un universo nuovo in cui il mare era protagonista e il pesce fresco il nostro strumento per la creazione dei piatti. Ma rivoluzionario è stato l’incontro col vero mondo della cucina”

Cosa intende con “vero mondo della cucina”?

“Quando finisci gli studi e inizia a lavorare sul serio capisci se questa può essere la tua vita o meno. Improvvisamente ti ritrovi ad avere nuovi maestri e nuove lezioni da imparare: le ore di lavoro, la pressione, le soddisfazioni e la condivisione. Solo allora mi sono detto “questo è quello che voglio”

Quali sono gli ingredienti che ritiene indispensabili per la sua cucina e che, secondo lei, hanno contribuito alla sua crescita professionale fino a portarla alle finali della San Pellegrino Young Chef 2018?

“Amo molto cucinare la selvaggina e lavorare sui prodotti vegetali rispettandone sempre la stagionalità. Questo, ad esempio, è il periodo del carciofo e mi sto concentrando su di lui. Quello che cucino viene dai contadini limitrofi perché credo nell’importanza della territorialità e nella qualità nei prodotti che le nostre terre sanno offrire”

C’è un aspetto della gastronomia che, ad oggi, le interessa particolarmente e vorrebbe sperimentare o approfondire?

“Attualmente ho iniziato a lavorare con la griglia e per me è un Nuovo Mondo da scoprire. Nel ristorante in cui lavoro ne abbiamo una costruita da Mauro Paoletti, un bravissimo artista di Lucca. Come modalità di cottura offre una serie di innumerevoli vantaggi e si possono ottenere grandi cose”

Qual è l’elemento che le piace di più nella cottura alla griglia?

“Amo sapere che oltre agli ingredienti da me scelti ce né sempre uno in più: il legno della brace. Dona al piatto un gusto ed un sapore che non otterrai mai cucinando altrimenti”.

Di particolare interesse è il grande boom di giovani sempre più vicini alla gastronomia. Un impatto importante deriva sicuramente dai vari talent che affollano i programmi in Tv. Cosa ne pensa, crede possano avere un’influenza positiva?

“Partendo dal fatto che non guardo la Tv, questa realtà mi rattrista molto e da un’immagine deforme di quella che è la cucina. Sono programmi di intrattenimento lontanissimi dalla realtà, come può essere un Grande Fratello, ad esempio. Credo che un buon gesto non fa di te un santo così come un buon piatto non fa di te un buon cuoco e questi programmi insegnano l’opposto. Ma come tutte le mode andranno a scemare quindi non mi preoccupano più di tanto”.

Dopo l’entusiasmante finale immagino avrà iniziato a programmare qualche nuova iniziativa per il suo futuro. Puo svelarci qualche progetto?

“Con un mio vecchio amico stiamo pensando di aprire un locale in centro a Milano ispirato al concetto di tapas bar le cui parole d’ordine saranno: convivialità, gusto e divertimento.
Inoltre sono al lavoro da qualche tempo col Politecnico di Milano su uno studio originale centrato sui sapori ed i gusti, inedito in Italia. Ma di più non posso dirti, magari tra un annetto ne riparleremo insieme”. 

 

Gianluca Grasselli

 

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