Consapevolezza e attenzione: la cucina di Paolo Trippini

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A Civitella del Lago, lo chef coccola i palati internazionali di Orvieto

 

Tra le colline di Civitella del Lago, sullo specchio d’acqua del Corbara, Paolo Trippini ricorda la sua infanzia in cucina: “casa”, così definisce il suo ristorante umbro che, oggi, promuove il gourmet. “Una cucina più attenta e consapevole” ci tiene a sottolineare lo chef, che coniuga gli insegnamenti del padre Adolfo e l’arte del suo “maestro”, Gianfranco Vissani, “un punto di riferimento professionale”.

Niente diete vegane o vegetariane: “Il nostro menù esprime il territorio” e per Paolo non possono mancare gli animali da cortile. “L’ingrediente del cuore? La ricotta. La contaminazione è indispensabile – continua lo chef, così come la sua faraona che sposa il rabarbaro, ma niente pesce perché chiaramente – A Civitella non c’è il mare”. Più internazionale, invece, è il nuovo progetto del ristorante-hotel La Badia, a Orvieto, immerso nell’antica abbazia del 1200.

Membro dal 2015 dei Jeunesse Restaurateurs d’Europe, Trippini ha modernizzato il suo menù con affaccio sul Duomo preservando la tradizione. La storicità del piccolo centro, non solo regala “il contatto umano con il cliente”, ma anche “la possibilità di coccolarlo” tra le bellezze enogastronomiche, paesaggistiche e culturali. Il decentramento rispetto alle metropoli è ripagato dal filo diretto che unisce lo chef alle aziende locali e ai produttori, perché alla fine “tutti i lunghi inverni sono passati”. Nessuna invidia per la ristorazione della città dove “noi Trippini non saremmo più gli stessi”.

 

“Il nostro menù esprime il territorio”

– Paolo Trippini –

Andrea Martina Di Lena

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