Da ingegnere a influencer del cibo: Robysushi

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Roberta Castrichella nel giro di poco tempo è diventata un guru della gastronomia

Elizabeth Gilbert nel 2006 ha scritto il best seller Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità, e noi siamo andati a conoscere una donna che ha fatto di una passione il lavoro  della vita, una donna che ama il cibo tanto da diventare una nota influencer di gastronomia. Lei è Roberta Castrichella in arte Robysushi: insieme abbiamo parlato del suo esordio e di come questo lavoro la gratifichi ogni giorno che passa.

Come nasce il suo progetto?

“Il mio blog www.robysushi.com, nasce per gioco e per passione. Ho sempre avuto un grande amore per la cucina e la buona tavola: per me cucinare è sempre stata la cosa più naturale del mondo, tanto che sin da piccola organizzavo pranzi e cene per gli amici. Poi, per gioco, ho deciso di provare a fare le selezioni per un programma tv di cucina. Quello è stato l’episodio scatenante che ha fatto nascere il blog. Da una persona a me molto vicina mi è stato suggerito di condividere questa mia innata passione. Su ‘Robysushi’ condivido quotidianamente le mie ricette, cercando di dare consigli utili a chi mi segue ma, ancora di più, cercando di offrire spunti originali e replicabili da tutti”.

Perché questo nome?

“Nasce da un soprannome che mi diede una mia amica in seguito ad una vicenda legata al sushi: in poco tempo divenne il mio soprannome. Quando ho aperto il blog non avevo idea di come chiamarlo: doveva rappresentarmi e parlare di me. Così, ho pensato al mio soprannome: tutti mi chiamavano Robysushi.
Contrariamente a quanto si possa pensare sul blog non parlo di sushi, anche se adoro mangiarlo e ho frequentato anche dei corsi per imparare a prepararlo”.

Da ingegnere a food blogger…

“L’ingegneria è stata una scelta pensata e ragionata. Sono cresciuta credendo che avrei lavorato in azienda, magari in una multinazionale, ma nonostante gli studi scientifici siano sempre stati una costante nella mia vita, la mia parte passionale non si è mai data per vinta e si è sempre fatta sentire. Dopo la laurea ho deciso di ascoltarla aprendo prima il mio blog, e poi trasformandola nel mio lavoro attuale. Il passaggio definitivo è avvenuto quando mi hanno chiamata a lavorare in una start up di food delivery a Milano. Il trasferimento è stata la svolta per decidere di abbandonare possibili lavori da ingegnere e dedicarmi alla mia passione, provando a lavorare da freelance”.

Il suo blog è molto incentrato sulle ricette. Ha mai pensato di diventare cuoca?

“Sì, è un pensiero che ha attraversato la mia mente più di una volta a dir la verità. Ma dopo aver fatto uno stage in un ristorante ho capito che quella non era la mia strada. Per quanto io ami cucinare, passare le mie giornate, sette giorni su sette, da mattina a sera in cucina, non è quello che fa per me. Grazie alla mia attività di blogger ho l’opportunità di coltivare la mia passione per la cucina, di sperimentare nuove ricette, ma ho anche la possibilità di girare molto, conoscere tante realtà produttive molto interessanti che probabilmente da sola non riuscire a scoprire, e di lavorare sempre a progetti nuovi e diversi tra loro, e questo è l’aspetto più stimolante della mia attività, che al momento non vorrei cambiare”.

È d’accordo a regolamentare la professione del foodblogger e come?

“Questo argomento è molto ampio e complesso. Temo di non riuscire ad approfondirlo al meglio qui, ma sì, sono d’accordo. Assolutamente sì. L’attività di food blogger, se fatta a tempo pieno e con professionalità, è un vero e proprio lavoro, anche se ancora molte persone non la pensano così. Dietro a un’attività professionale da blogger, ci devono essere preparazione, competenza e continuo aggiornamento, come in qualsiasi altra professione. Per fare un esempio pratico, io per portare avanti il mio lavoro devo avere competenze gastronomiche, per poter parlare con cognizione di causa e non divulgare notizie imprecise o non corrette. Devo avere competenze fotografiche, per riuscire a immortalare le mie creazioni per esaltarne tutte le caratteristiche; inoltre, per poter far ciò, devo essere in possesso di un’attrezzatura professionale. Bisogna avere delle competenze grafiche e informatiche per mantenere il mio blog sempre aggiornato e fruibile, e questa è solo una descrizione a grandi linee di ciò che facciamo noi food blogger. Quindi sì, sono assolutamente a favore di una regolamentazione di questa professione e, prima di passare a una regolamentazione vera e propria, sarebbe bene riconoscere da parte delle aziende questa attività come una professione, e non solo come un hobby, cercando di capire la mole di lavoro che c’è dietro”.

Food blogger italiani vs stranieri. Quanto e in cosa siamo indietro??

“All’estero è un vero e proprio lavoro, in Italia un passatempo. Ovviamente questo è vero anche perché ci sono persone  che ‘lavorano’ per scambio merci, facendo sì che l’attività di chi fa questo come lavoro venga screditata, non considerata come dovrebbe. Contrariamente, come ho già detto, per creare contenuti di valore c’è bisogno di impegno, lavoro e competenza, cosa che dovrebbero capire sia le aziende, e chi si ‘svende’ per un ricevere prodotti gratis. Questo non è fare blogging, il blogging è tutt’altra cosa”.



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