Dominique Crenn, una rivoluzionaria tristellata

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La chef di origine francese è diventata la prima donna d’America  ad ottenere tre stelle Michelin con il suo Atelier di San Francisco

 

Sarebbe limitativo definire Domique Crenn prima chef donna tristellata d’America. È prima di tutto una rivoluzionaria. Ed essendo francese probabilmente ce l’ha nel sangue. Autodidatta, non ha mai frequentato un corso di cucina, ma in compenso ha una laurea in economia. Approdò a San Francisco negli anni ’80 ed ebbe la fortuna di lavorare per un ristorante leggendario, Star sotto l’estro di Jeremiah Tower, chef-pioniere che insieme ad Alice Water delineò di quella che è oggi definita “cucina californiana”. Quando apre Atelier Crenn, nel 2011, infonde al ristorante il suo spirito a partire dal menu, declinato quotidianamente come una poesia.

C’è sempre poca carne e mai pollo, perché nella sua cucina non si tollerano trattamenti “sospetti” sugli animali ed è la chef che cura personalmente i rapporti con i suoi fornitori, esplorando le fattorie della zona. Tiene la qualità della materia prima in grandissima considerazione, tanto da dichiarare che “il talento degli chef che determina la bontà di un piatto ,ma è la bravura di chi ha coltivato i prodotti che mangiamo. I contadini, sono le vere rockstar”.

Ma a fare notizia non è solo la cucina, ma il suo personaggio. Cresciuta da genitori adottivi, omosessuale ed attivista, ha sempre messo in primo piano la tematica femminile nel mondo della cucina. Divenne virale una sua denuncia per il premio San Pellegrino, dedicato ai giovani chef, dove tutta la giuria era composta solo da uomini. Controcorrente, alternativa e,  con quest’ultimo riconoscimento, sul tetto d’America.

Stefano Bellachioma

 

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