Due in uno per Cristina Bowerman: Romeo Chef & Baker e la pizzeria Giulietta

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Il nuovo locale ha aperto in zona Testaccio a Roma: tra modernità, centralità e quel pizzico di storia che abbaglia

 

 

Romeo e Giulietta, due nomi che ricordano l’opera shakespeariana, ma non hanno niente a che fare con il nuovo locale di Cristina Bowerman, il Romeo Chef&Baker. Lo stile è moderno, soft, light si potrebbe dire, con un non so che di arcano. Molti paragoni si potrebbero fare, prima fra tutti con il più famoso e stellato Glass Hostaria, ma partiamo per ordine e conosciamo meglio il dietro le quinte delle scene e la sua attrice principale.

Come ha cominciato a fare questo mestiere?

“Ho iniziato una carriera totalmente diversa, infatti mi sono laureata in legge, poi ho lavorato per dieci anni in arti grafiche e mai laureata, in fine ho deciso di intraprendere la carriera di chef professionista e mi sono laureata in arti culinarie”.

Quali sono le basi della sua cucina, ma più in particolare di questo nuovo locale?                                                                                      

“Romeo esiste dal 2012 e vuole essere un’espressione diversa della mia cucina rispetto a Glass, che ha una cucina sicuramente contaminata. Questo è l’unico elemento in comune fra i due locali, ma più ricercata con un target sicuramente diverso. In questo caso Romeo si colloca nella fascia intermedia tra Glass Hostaria e Bir&Fud, altro mio locale, quindi vuole avere una cucina molto easy, dove per easy non è semplificata, ma più approcciabile”.

Più accessibile anche?                      

“Accessibile è una conseguenza, che poi non è necessariamente vero, perché se intendiamo in                                                    termini economici non lo è, qui si possono spendere belle cifre, anche ben superiori a Glass. Quindi direi forse più elastica, più accessibile in termini di opzioni, il consumatore è colui che decide. Per fare un esempio, il cliente potrebbe venire al bar prendersi un cocktail vestito in pantaloncini corti e flip flop, può sedersi al tavolo e utilizzarlo come ristorante, può fare una festa privata, può divertirsi ad affittare la cucina. Sei tu consumatore che decidi non solo la cifra, ma anche le modalità di come vuoi spendere”.

Secondo quali criteri si sceglie il prezzo del piatto da inserire nel menù?

“Non sono criteri, il prezzo del piatto dipende da una serie di situazioni, sono i costi fissi e i costi variabili. Poi io decido di assestarmi in una determinata fascia di prezzo e quindi faccio rientrare i piatti in questa categoria”.

Quindi c’è uno studio all’inizio?

“E’ matematica. Devi stare attento a inquadrarti bene nella fascia di prezzo e nel target proposto”.

Ogni quanto tempo avviene il cambio del menù?

“Io non sono una che cambia il menù come fanno tutti, ogni mese metto un numero di piatti nuovi. Ritengo che questo sia più efficiente per la cucina, perché hai la possibilità di perfezionare i coperti. Spesso il piatto viene provato molte volte, ma in realtà è proprio sul campo che aggiusti impiattamento e cose di questo genere. Poi hai la possibilità di dare sempre qualcosa di nuovo ai tuoi clienti”.   

Come mai il nome Romeo & Giulietta?        

“Tutti i ristoranti che abbiamo avuto o abbiamo, hanno avuto a che fare con macchine e motorini. In via Silla l’ex sede del primo Romeo, era un’officina dell’Alfa Romeo e quindi ne se deduce l’origine del nome. Poi ci siamo trasferiti in questa nuova sede (un ex autoconcessionario) perché avevamo bisogno di espandere la produzione del forno e dei nostri laboratori, e quindi è venuto naturale dare il nome di Giulietta alla nostra pizzeria. C’è un legame sia con le automobili, che con la città ma anche con gli animali, “Romeo, il gatto più figo del Colosseo”, un protagonista del nostalgico Aristogatti”.

Non resta che abbandonarci all’idea, che come in un’opera teatrale, la scenografia e la storia hanno un ruolo chiave nell’abbagliare il pubblico. Il tutto deve essere amalgamato con la bravura degli attori, perché si, se sono bravi a recitare la cosa può funzionare. Ma il pubblico non è più così facile da impressionare, e alla fine è sempre lui che decide, se buttare i pomodori o acclamare. Il punto di vista dei protagonisti è stato messo a verbale, ora tocca vedere se la commedia va come deve andare. L’Uomo delle Stelle ci potrà aiutare?

 

 

Dan Munteanu

 

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