Ego Bistrot, il ristorante alla corte della Residenza Doria Pamphili

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Una delle poche Terrazze romane che valorizza il fiume Tevere e restituisce una vista unica sulla Roma monumentale. In cucina c’è Andrea Quaranta, ex di Fusco

 

Da magazzino a ristorante. La genesi di Ego Bistrot ripercorre la storia del luogo su cui si affaccia, la Residenza Villa Doria Pamphili, dimora nobiliare nella Trastevere Portuense. Lì dove un tempo sorgeva il Porto di Ripa Grande e gli edifici erano adibiti a depositi, svetta una delle poche terrazze che valorizza il fiume Tevere dal IV piano dell’hotel.

Con affaccio sul giardino delle Delizie, Ego Bistrot è un ristorante intimo, che mette al centro il cliente (tavoli massimo da due o da quattro), preceduto da uno spazio esterno con pochi coperti e una postazione Mixology Bar. Entrando in sala, l’occhio cade sulla strategica ed elegante bottigliera scura che separa l’ambiente dall’accesso alla toilette ma nulla può evitare lo sguardo attraverso il vetro della cucina a vista dove opera un silenzioso Andrea Quaranta. Ex di Fusco “Tra i primi chef pop della capitale”, si sbilancia il trentacinquenne, è stato suo secondo per otto anni e con lo chef di Giuda Ballerino ha festeggiato la stella Michelin per poi lanciarsi in nuove esperienze lavorative. Attenzione al territorio e stagionalità del prodotto, le sue linee guida con suggestioni e sapori che guardano a Oriente, al mondo delle spezie soprattutto. Il menu, oltre alla scelta à la carte, si biforca in due percorsi degustazione: il Roman Tasting una rilettura fedele della tradizione romana e l’Ego Tasting, più ricco e complesso per numero di portate e struttura dei piatti. Si inizia sempre con l’amuse-bouche accompagnata da un ottimo pane fatto in casa: al carbone vegetale, il filone e la focaccia di farina integrale con lievito madre, il pancarré al sesamo e panini semi-dolci al Parmigiano. Tra gli antipasti l’Astice e piselli con bisque e liquirizia lascia una sola e confortevole sensazione al palato: dolcezza. Il Crudo di ricciola con stracciatella, peperone e arachidi, invece, connota un pesce azzurro quasi soggiogato dal gusto amaro del peperone e dolciastro del formaggio. Tra i piatti più stimolanti il Risotto cozze, rucola, ricci e pecorino e le Cappesante arrostite con la pappa al pomodoro che omaggia Toscana e Umbria mentre il kimchi di cetriolo, molto più delicato dell’originale ricetta coreana, e aglio nero esemplifica l’alto livello di tecnica e contaminazione. Per i dolci, Andrea Quaranta spolvera reminiscenze da scuola “fuschiana” come nell’Ego 40 con pere e cioccolato bianco, biscotto al foie gras e pepe nero o nella Ricotta e visciole dal retrogusto affumicato di tè verde. Sono dolci a fin di bene, come le bugie bianche. Sono “dolci bianchi”, insomma: poco zucchero e tanta identità.

La sala è magistralmente diretta da Daniele Cecchi, Sommelier che ha curato la selezione dei vini, una lista non molto ampia ma ponderata “Ho puntato sulla bevibilità e sulla riconoscibilità dell’etichetta”, mentre non si è risparmiato su amari, distillati e liquori: bottiglie artigianali e di nicchia, per un fine pasto alternativo e competente. Ego Bistrot incarna sapientemente il concetto di cucina moderna, in linea con la tradizione gastronomica locale.

Andrea Martina Di Lena

 

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