Fake News, bufale alimentari e disinformazione: questo è il trend del Web 3.0

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Tra evoluzione della comunicazione, attenzione alla salute e le nuove frontiere del mercato, il mare magnum dell’informazione sforna ignoranza e veicola il consumatore su comportamenti sbagliati, ma redditizi

 

Nell’ultimo periodo, siamo sommersi da un database impressionante di notizie, fatti, opinioni. Ormai si fa fatica a capire dove informarsi e a chi chiedere. La risposta in realtà è sempre stata davanti ai nostri occhi, siamo stati noi a volerla ignorare. La scienza è sempre stato il nostro faro nell’oscurità dell’ignoranza e per capirne di più ci siamo affidati ad un luminare dei nostri tempi, Giorgio Donegani, Tecnologo alimentare esperto di educazione alimentare e nutrizione.

Le fake news e la cattiva informazione sull’alimentazione sono gli argomenti di più facile diffusione su Internet, soprattutto attraverso i social. Come si è arrivati fino a questo punto?

“Il mercato dell’informazione è cambiato, adesso le piattaforme vivono con il meccanismo dei click e delle visualizzazioni. Il problema alla radice è quello di un sistema che favorisce sostanzialmente la nascita delle fake news. È malato il sistema che ha bisogno di notizie eclatanti, quando invece avrebbe bisogno di una sistemazione orientata al buonsenso. Al giorno d’oggi non è più il fatto a creare la notizia, ma piuttosto è la notizia a determinare il fatto. Tutto potrebbe migliorare con la giusta educazione e consapevolezza”.

Prodotti come gluten free, senza zucchero, sono più o meno dannosi dei prodotti normali?

“Bisogna distinguere prodotto per prodotto. Il gluten-free è un’esigenza assoluta per chi soffre di celiachia, e le ricerche fatte fino ad oggi smentiscono che sia migliori degli altri prodotti, per coloro che lo sceglie non per questo scopo. Discorso a parte per lo zucchero. Quando leggiamo “senza zucchero aggiunto”, dobbiamo chiederci prima di tutto se non ci sono dolcificanti, anche sintetici, o zuccheri “mascherati”, come nei succhi concentrati d’uva”.

Lo stesso vale per l’olio di palma?

“Il senza olio di palma da solo, non vuole dire nulla. Perché io posso sostituirlo, ma dal punto di vista nutrizionale non ottengo un miglioramento. Incentrare l’attenzione su un particolare che non è significativo dell’intera qualità è un discorso esclusivamente di mercato, e non di salute. Si prendono in giro i consumatori, poiché li si fa credere che l’olio di palma sia un veleno e li si dà un prodotto che oggettivamente è identico, se non peggiore”.

Cosa ne pensa delle nuove pseudo-correnti alimentari, come il Vegan ad esempio?

“Il trend del vegetale è positivo sul piano etico per quanto riguarda l’impatto ambientale. Ma dal punto di vista della salute, non può essere spacciata per una dieta che incontra le esigenze di un organismo onnivoro come il nostro. La dieta è carente delle vitamine B12 e dipende molto dall’età e oggi si è riconosciuta l’importanza dell’alimentazione nei primi 1000 giorni di vita del bambino”.

Se lo si guarda da un punto di vista economico?

È un mercato fiorentissimo. Tra l’altro, ha dei ricarichi pazzeschi. Si pensi alla moda del senza glutine. Si prendono le farine, si leva il glutine e si vendono gli stessi prodotti senza glutine ad un prezzo altissimo. Il glutine che lo si ha da una parte, magari lo si trasforma in seitan, che è glutine puro e lo si vende ad un prezzo ancora più alto come prodotto Vegan. I produttori riescono a far pagare un sacco di soldi i prodotti vegani, anche se questi hanno un costo molto basso. Da questo punto di vista, mi dispiace che l’industria non si prenda la responsabilità di orientare il consumo delle persone in modo funzionale alla salute”.

Come influiscono i social network in tutto questo processo?

“Internet ha attraversato diversi stadi evolutivi, sfruttando via via nel tempo i suoi punti di forza. Oggi la rete si costruisce attraverso le opinioni, creando degli ambienti di comunicazione concentrati sui valori e non più sul confronto del prodotto. I social network da questo punto di vista sono estremamente positivi, però di fatto offrono un elemento di grande debolezza, a quello che è l’equilibrio generale che deve erigere la società. L’idea dietro ai veleni bianchi per esempio, è l’idea di un’alimentazione pura che si rispecchia in una certa idea di cucina e di prodotti, quindi tutta una idea di mercato, che si sviluppa principalmente sui social attraverso questo meccanismo”.

Come prevenire?

“Dal punto di vista istituzionale c’è questa esigenza fondamentale di porre rimedio a quello che è diventato un argomento davvero pericoloso, non solo nell’ambito alimentare. Il Ministero della Salute ma anche associazioni, come la Società Italiana di Nutrizione Umana o l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, si stanno prendendo carico del problema delle fake news. Dal mese di Febbraio l’Istituto Superiore di Sanità ha aperto il primo portale istituzionale dedicato interamente al cittadino. Fornisce una corretta informazione sulla salute scritta in un linguaggio chiaro, semplice e accessibile a tutti: www.issalute.it . “

Dan Munteanu

 

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