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Storia di Annie Féolde: chef tristellata dell’Enoteca Pinchiorri

Perché sono venuta in Italia? Per perfezionare la pronuncia del mio italiano” esordisce così Annie Feolde, chef tristellata dell’Enoteca Pinchiorri a Firenze, che rivela di arrabbiarsi quando legge inesattezze sul suo bilinguismo. Nel cuore dell’Italia il destino di Annie ha incrociato quello di un giovane sommelier, Giorgio Pinchiorri, e da quell’incontro nel lontano 1969, oltre ad un grande amore, è nato anche un vincente sodalizio lavorativo.

“In origine un Wine Bar, poi alta ristorazione”, racconta così gli esordi dell’Enoteca Pinchiorri, una formula che si è evoluta fino alle aperture di altri due locali a Tokyo e Dubai. La sua passione per la cucina gourmet, però, è stata offesa dal tragico quanto misterioso incendio del 1992 capace di distruggere i sacrifici di una vita e pezzi unici al mondo custoditi nella cantina. A soli 15 giorni dalla disperazione il destino ha deciso di sorridere alla chef, premiata con ben tre stelle dalla Guida Michelin. “Non sono l’unica donna in Italia” precisa Annie aggiungendo, proprio lei che ha un grande rispetto per le donne e per le sue colleghe, di non amare le congetture sul perché il lavoro femminile nella ristorazione sia così poco valorizzato: “Chiedeteglielo agli uomini”, risponde senza troppi indulgi.

L’Enoteca Pinchiorri ha una forte identità italiana nel suo menù, ma il nuovo obiettivo per la chef-owner è riscoprire i piatti della tradizione francese come ringraziamento per il premio alla carriera de la Légion d’Honneur. Conferme, invece, sul fronte mediatico con una nuova stagione di Top Chef che la vedrà sempre nei panni di giudice per “educare i ragazzi con gentilezza”. La stessa con la quale Annie Féolde tratta l’enogastronomia.

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