Giulia Restaurant: un anno di Pierluigi Gallo

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L’ex allievo di Niko Romito dirige la brigata di uno dei ristoranti gourmet più alla moda del centro.  A fare gola anche la carta dei dolci a cura di Marco Nuzzo, per un fine pasto senza sensi di colpa

 

“Giulia è qualcosa in più” cantava Antonello Venditti. Giulia, un nome comune, diffuso soprattutto a Roma che papa Giulio II attribuì alla strada a lui intitolata. Via Giulia, appunto. E proprio su questi sampietrini affaccia l’omonimo ristorante dal claim semplice, diretto, facile da memorizzare. L’ingresso, però, è su Lungotevere dei Tebaldi, all’interno di una palazzina curata dall’Architetto Piacentini che accoglie al piano rialzato; da una rampa di scale si accede alla sala, in origine ex laboratorio del dottor Cesare Frugoni, tramutata successivamente in atelier e magazzino artistico. Ampio, luminoso, con quattro grandi vetrate che affacciano sullo storico indirizzo, il salotto di Giulia Restaurant risplende di luce propria rischiarando i suoi circa 45 coperti. Soffitti alti e tubi a vista, stile industrial chic con sontuosi lampadari a contrasto, colori vivaci per l’arredo; se la mise en place è minimal, con stoviglie ricercate per forma e stile, più eccentrico risulta il colore delle sedute in verde, viola e arancione, recuperando pezzi vintage qua e là, tra il caldo legno di mobili e tavoli. Forse, l’unico appunto è da riferirsi alla mancanza di tovagliame, ma è un gusto personale andato fuori moda che, per varie ed eventuali, è attualmente tagliato dai costi di molti ristoranti.

A questo discorso conviene anche lo chef, Pierluigi Gallo, un nostalgico romantico della tovaglia bianca. Discreto, curioso e aperto al confronto, il trentacinquenne nasce in Campania e cresce in Abruzzo con un destino già segnato nel campo della ristorazione. Dopo aver mosso i primi passi nel ristorante di famiglia, vicino Vasto, sceglie di aprire un’attività tutta sua, Osteria del Gallo, pochi posti a sedere che di certo non volevano fare concorrenza al padre “Lavoravo qui soprattutto d’estate, per il resto dell’anno andavo ad aiutare i miei”. Più tardi arriva l’occasione della vita da Niko Romito ma, come racconta Pierluigi, non c’erano più stagisti da assumere. Sotto l’ala del maestro, segue prima l’alta scuola di formazione dello chef abruzzese e, una volta terminato il corso, fa di tutto per entrare al Reale a Castel di Sangro dove, insieme a Romito, festeggia la terza stella. Poi, si trasferisce a Roma e qui accumula prestigiose esperienze: Riccardo Di Giacinto, Anthony Genovese e altri veloci passaggi in diverse cucine, tra le ultime quella a Parioli presso Gli Ulivi. Alla fine del 2017 viene chiamato da Carlo Maddalena, l’imprenditore artefice di Giulia, che in lui identifica la propria idea di cucina.

La proposta di Gallo si differenza in due percorsi degustazione “Ti Presento Giulia..e poi…” e “Pierluigi racconta…” e, oltre alla classica scelta à la carte, un light a lunch da quattro portate. La sua è una cucina matura, raffinata ma allo stesso tempo decisa nei sapori, quasi sempre in equilibrio, alla ricerca del contrasto come la ricorrente sensazione freddo/caldo. I primi piatti sono sicuramente il suo asso nella manica e questo vale soprattutto per gli Gnocchi ripieni di spuntature o i Bottoncini di pasta e patate, telline e salicornia, difficile decretarne il migliore. Tra le anticipazioni, lo chef svela il ritorno del piccione nel menu invernale in abbinamento al cavolo nero e al ginepro. C’è tanta tecnica nelle sue creazioni che mette al servizio dei ragazzi di Coquis, la scuola di cucina di cui Angelo Troiani è direttore artistico, e in cui Pierluigi è docente. La rivelazione di Giulia però, dopo il suo executive chef, è Marco Nuzzo il pastry-chef che non ama il dolce. Classe 1990, di origini salentine, anche lui è figlio d’arte e si è formato a Roma al fianco di Sthephan Betmon; poi Madeleine, Aroma e sei mesi di lavoro all’estero con Giorgio Locatelli a Londra, e due a San Diego da Maestoso. Tra i dolci di Giulia presenta il suo ricordo di autunno che prende forma nel dessert Zucca, alloro, castagna e vaniglia. Marco è un giovane pasticcere dal grande potenziale, molto corteggiato nell’ambiente, e convinto che riuscirà a istituire nella capitale il pasticciotto day, l’ovale dolce salentino nato per caso che si regalava ancora caldo ai passanti. La sfida al maritozzo è aperta.

Andrea Martina Di Lena

 

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