Il San Domenico in Sardegna

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Per il secondo anno di fila, chef Massimiliano Mascia torna al Forte Village per aggiungere un pizzico di Romagna al cristallino mare sardo

Ah.. l’estate! Stagione accarezzata dal sole, bagnata dal mare e rinfrescata da una piacevole brezza salmastra. Le agognate ferie giungono, le temperature si alzano, gli hotel si riempiono: un copione visto e rivisto che, comunque, trasmette sempre una buona dose di allegria e spensieratezza.

Meta ambitissima per il turismo estivo è senza dubbio la Sardegna, ma per i tanti avventori che decidono di godersi le numerose bellezze dell’isola nuragica, c’è qualcuno che lavora sodo con l’intento di stupire, creando un ponte tra la tradizione gastronomica sarda e romagnola. Stiamo parlando di Massimiliano Mascia, giovane chef che, insieme agli zii Natale e Valentino Marcattili, ha deciso di riproporre, per il secondo anno di fila, la filosofia e i sapori del pluristellato San Domenico di Imola nella Terrazza San Domenico, in Sardegna appunto.

Ci troviamo al Forte Village di Santa Maria di Pula e, incuriositi da questa notizia, contattiamo telefonicamente Massimiliano, il quale con quella simpatia e genuina semplicità propria dei romagnoli ci risponde con le mani in pasta: “sto preparando gli gnocchi”.

Com’è nata l’idea di portare il celebre ristorante San Domenico in Sardegna?

“Frequento il Forte Village dal 2010. Fino al 2017 sono stato ospite per delle serate con tanti chef stellati: un totale di circa 3 o 4 cene in una settimana; poi in questi anni ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti ed è arrivata questa proposta che abbiamo accettato subito. Il Forte Village è un posto che ci piace, che lavora bene e che abbraccia la nostra filosofia dando la possibilità a tante piccole produzioni locali di mettersi in mostra”.

Se dovesse trovare un abbinamento vincente fra un ingrediente romagnolo e un ingrediente sardo quale sceglierebbe?

“Sicuramente sceglierei un primo piatto, le nostre paste fresche come i garganelli o gli strozzapreti si sposano benissimo con le cozze di Arborea e con tutta una serie di pesci locali, un perfetto connubio anche per i turisti stranieri che sono innamorati della pasta fresca”.

Una delle fortune per chi cucina in Sardegna è quella di poter trovare giornalmente prodotti ittici freschissimi e di alta qualità. Come valorizzarli al meglio?

“La cosa migliore è non toccarli troppo, lasciare intatte le proprietà, non andarli a coprire con troppe spezie, erbe, aglio che non ne esaltano la qualità. Ci piace che la materia prima si esalti da sola, poi le nostre mani servono a trattarla in un certo modo però non andiamo a ricercare tanti ingredienti strani, sconosciuti”.

Dal punto di vista della clientela, le differenze tra le due regioni, Romagna e Sardegna?

“Sono a livello di prodotto e materia prima, e quindi di offerta. Giustamente ci sono tanti prodotti locali che sono l’immagine della Sardegna come la bottarga, i ricci di mare, alcuni tipi di pasta come la fregola, i gnocchetti sardi; le persone sono abbastanza colte da questo punto di vista e sono in grado di saper riconoscere quali sono i prodotti del posto. E’ chiaro che noi facciamo una cucina che utilizza in parte prodotti sardi ma che, al contempo, porta avanti anche la nostra idea, le nostre origini, il nostro territorio. Nascono, quindi, commistioni particolari e sta a noi convincere i clienti a sceglierle; devo dire che soprattutto le paste fresche riscuotono un grande successo, abbiamo i garganelli, i tortellini, il nostro celebre raviolo e diciamo che per il 70% la clientela, sia nostrana che straniera fidelizzata negli anni, si indirizza su questi piatti”.

Fra i piatti proposti in questa avventura sarda, qual è quello che esprime al meglio la filosofia del San Domenico?

“Sicuramente il nostro classico raviolo, ma anche altri piatti come un antipasto che vede protagonista un crudo di ricciola marinato con del sale di Cervia (altro esempio di eccellenza romagnola unita ad un freschissimo ingrediente sardo) oppure dei piccoli gel di agrumi, presenti in una parte della Sardegna, ed infine un carpaccio con delle verdure locali. Abbiamo anche delle proposte più semplici ma non meno gustose come ad esempio la piadina con il prosciutto crudo, lo squacquerone e la rucola. Avendo a che fare con una clientela perlopiù straniera (americani in primis) ci piace dare una chiara impronta italiana alla nostra cucina, prepariamo infatti un risotto mantecato con una crema di basilico, mousse di burrata e dei pomodorini del piennolo arrosto, per richiamare anche il sud Italia, la Campania. Quando lo straniero pensa alla cucina italiana deve pensare a questi piatti, non a spume e sferificazioni, loro ricercano il gusto autentico e la semplicità”.

Una carriera intrapresa in giovane età che continua a non arrestare la sua crescita professionale. “L’ambizione c’è insieme all’obiettivo di migliorarmi. In particolare, mi concentro sulla cura del dettaglio: devo dire che sotto questo punto di vista sono abbastanza maniacale”.



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