In Croazia la vera cucina è… a 360 gradi

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A Dubrovnik, all’interno di un complesso storico patrimonio dell’UNESCO che si affaccia sul mare Adriatico, si trova il ristorante di Marijo Curić: chef stellato che ha convinto la critica con i suoi piatti di ispirazione dalmata

 

Sedersi a tavola, respirare l’odore del mare e perdersi nell’orizzonte dell’Adriatico. Siamo a Dubrovnik, una piccola perla del Mediterraneo dove, all’interno delle antiche mura bianche della città, patrimonio dell’UNESCO, Marijo Curić  soddisfa il palato dei suoi commensali con i sapori della Dalmazia.

Perché il suo ristorante si chiama 360 gradi?

“Il nome completo è  Restaurant 360 Dubrovnik. Vogliamo offrire ai clienti un’esperienza a 360 gradi: cibo, vino, servizio impeccabile e, naturalmente, location. E per ogni elemento abbiamo un riconoscimento. Infatti oltre alla stella Michelin abbiamo ottenuto il Wine Spectator Award of Excellence, e le mura medioevali che ospitano il locale sono patrimonio dell’UNESCO”.

La sua cucina affonda le radici nei sapori della Croazia oppure subisce anche altre influenze?

“La mia cucina ha un background francese, mischiata con sapori ed ingredienti mediterranei preparati con tecniche innovative. Lo stage con Marcus Wereing , le esperienze  con gli chef Yu Sugimoto, Enrico Bartolini e Philip Howard mi hanno arricchito. Questo prezioso bagaglio lo applico per le preparazioni di patti regionali della Dalmazia, la regione di Dubrovnik alla quale sono molto legato. Tuttavia la cucina croata è un blend di sapori che spesso si sovrappongono. Infatti oltre all’ influenza mediterranea c’è quella ungherese, austriaca e ottomana”.

Il ristorante è situato in un luogo da sogno. La location può essere considerata un ingrediente segreto?

“Il posto è unico. Queste mura medioevali furono costruite nel XII  secolo e sono entrate a far parte del patrimonio UNESCO dal 1979. Parte della nostra terrazza si collega con la fortezza di San Luca, ed anche al piano inferiore i commensali possono godersi il panorama attraverso le feritoie delle mura.  Sicuramente questa suggestione ha un ruolo importante, ma il cibo ed il servizio sono importanti allo stesso modo.”

Considera la stella Michelin più un onore o più una responsabilità?

“Innanzitutto una responsabilità. Siamo 18 persone che lavoriamo in cucina e 23 in sala, perciò è un riconoscimento per ognuno di noi. Con alcuni lavoriamo insieme da 10 anni, crescendo professionalmente insieme. Inoltre come ho già detto abbiamo ricevuto anche il Wine Spectator Award of Excellence, e siamo onorati di esser stati premiati. Ma come ripeto sempre, ogni riconoscimento è costruito attraverso il senso di responsabilità verso i clienti, che sono la ragione dei nostri successi”.

Stefano Bellachioma

 

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