In Italia cala la produzione di olio ma aumenta la richiesta

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Complice il cambiamento climatico, il nostro Paese sta lentamente perdendo il primato tra i produttori di extra vergine d’oliva: Spagna in testa, bene anche Grecia e Portogallo

E’ uno dei prodotti che piace di più. Lo viviamo quotidianamente e anche se poco, non possiamo esimerci dall’utilizzarlo: l’Olio. Dalle origini antichissime, l’alimento apprezzato e diffuso in tutto il mondo sta subendo una trasformazione, lenta ma inesorabile.

L’Italia è un produttore importante nel panorama europeo: ma le cose stanno cambiando. Vediamo un po’ di numeri ed entriamo nel dettaglio: la Spagna, nell’ultimo raccolto, ha prodotto 1,26 milioni di tonnellate di olio; l’Italia circa 428.900 milioni mentre la Grecia 346.000 e il Portogallo 134.800 tonnellate.

Cosa sta succedendo nel nostro Paese? Il cambiamento climatico globale sta da tempo facendo sentire i suoi effetti. La diatriba tra gli scienziati rispetto al mutamento, crea notevole discussione tra le due fazioni: tra chi è favorevole e chi è contrario. Il risultato finale non cambia: qualcosa sta avvenendo. E’ proprio questo uno dei punti che ha messo in difficoltà il nostro raccolto.

La nostra produzione di olio extra vergine di oliva, di cui eravamo quasi leader mondiali, è in calo. Mentre altri paesi sono in crescita. Fin qui i numeri ci aiutano a capire la direzione del problema da affrontare, ma altra cosa da non sottovalutare è la qualità. Purtroppo anche questa sta ricevendo flessioni per i pochi investimenti arrivati nel settore. L’impiego di nuove piante, la creazione di occupazione e l’utilizzo di nuove tecnologie, aiuterebbero e non poco.

Certo, qualche isola felice c’è: la Toscana, l’Umbria per finire con la Liguria che registra il suo anno record. Tutto questo non è, però, sufficiente a sopperire le grosse perdite di produzione del Sud. Si pensi al calo della Puglia che in Italia possiede quasi un terzo delle piante del bel paese. Queste sono alcune considerazioni emerse dai dati del summit Triestino dello scorso Marzo tra il Coi, Ismea e il Ministero delle politiche agricole.



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