La terra promessa di Paolo Lavezzini è il Brasile

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“Fasano al Mare” premiato come “miglior ristorante italiano a Rio”

 

Per maestro Alain Ducasse, come mentore Riccardo Monco, chef dell’Enoteca Pinchiorri, e poi la chiamata dal Sud America che ha segnato la svolta nella sua carriera. Paolo Lavezzini, non pare abbia mai avuto dubbi su cosa fare da grande anche se, confida, “la nonna paterna mi ha sempre scoraggiato” timorosa dei sacrifici e della dura vita di cuoco.

Perché il Brasile?

Dopo l’esperienza all’Enoteca Pinchiorri, sono tornato a Parigi. La fortuna mi ha portato al Plaza Atenhée da Alain Ducasse. Il puro desiderio di avventura, invece, mi ha spinto a lasciare l’Italia. Mi offrii per curiosità, poi ho messo radici in Brasile con la mia compagna, attuale moglie e mamma della nostra bambina nata da qualche mese.

 

“Fasano al Mare” è stato premiato come migliore ristorante italiano a Rio. Quale opinione c’è all’estero del made in Italy?

Il made in Italy gastronomico è molto prestigioso e ricercato dai turisti ma anche dagli stessi Italiani in vacanza. In Brasile la cultura della nostra cucina è molto forte grazie a una numerosa comunità di emigrati del dopo guerra. Leggerezza, freschezza del prodotto e genuinità, che tutti invidiano.

 

Spesa intelligente: come sfrutta il km 0 e quali sono i prodotti italiani a cui non può rinunciare?

Ho piantato alcuni semi di pomodori, cavolo nero, sedano rapa, carote.

 

Il Brasile è tra i maggiori importatori di vino italiano: le etichette nella cantina di “Fasano al Mare”?

In Brasile ho visto aprire vini che mai avrei potuto immaginare, degustazioni che entrarono nel guinness dei primati. Il made in Italy é un ever green: qui ne abbiamo 300 etichette, tra grandi firme e piccoli produttori, più una selezione a marchio Fasano.

 

Dove immagina il suo futuro?

Più vicino all’agricoltura, ai piccoli produttori. Per ora tutto questo è un sogno, chissà.

 

Andrea Martina Di Lena

 

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