Malvarosa: l’enogastronomia socialmente utile

RED, a Roma il cibo è cultura con la “c” maiuscola
15/02/2018
L’apericena non esiste
16/02/2018

A tu per tu con Edoardo Verrengia , vicepresidente della polisportiva e tutor dei ragazzi

 

A Lessona una squadra composta da 5 normodotati e 10 ragazzi diversamente abili hanno dato vita a una realtà economica socialmente utile, perfettamente coesa da una lingua comune: l’enogastronomia. Al Malvarosa lo staff lavora coniugando il bello, il buono e il progetto etico in sala e in cucina.

Da cosa nasce Il ristorante Malvarosa e cosa offre ai ragazzi?

“L’origine dell’idea parte dal progetto Porte Aperte: nasciamo 30 anni fa come polisportiva, nel 2015 abbiamo iniziato la ristrutturazione di uno stabile donatoci in comodato d’uso dal comune di Lessona, per rispondere all’esigenza dei ragazzi di entrare nel tessuto sociale e nel mondo del lavoro. Abbiamo creato un ambiente senza filtro e senza barriere architettoniche. Strada facendo abbiamo stipulato una collaborazione con l’enoteca regionale del Biellese, abbiamo l’opportunità di promuovere  e lavorare i prodotti locali, come il Lessona, un vino molto pregiato.”

Come è stata accolta l’iniziativa tra i commensali e cosa offre loro il locale?

“Le persone che ci frequentano la prima volta hanno l’impatto di vedere un diversamente abile che si confronta con l’enogastronomia, ma dalla seconda volta l’effetto svanisce. La difficoltà di tutto questo è essere una cosa commerciale e sociale allo stesso tempo, ed è difficile perché bisogna far sì che le persone condividano il progetto: fino ad ora le persona hanno capito il nostro spirito.”

Oltre all’area ristoro ci sono anche spazi dedicati ai corsi: di che tipo di formazione si tratta e a chi è rivolta?

“La sala da pranzo è una sala multifunzione: abbiamo organizzato un corso che avvicina i bambini dai 4 ai 10 anni alla cucina, i collaboratori dello chef sono i nostri ragazzi. Cerchiamo di abbattere le barriere. A breve partiranno anche i corsi sul vino per permettere una conoscenza migliore del vino, o semplicemente per imparare a bere bene.”

Qual è la parte più bella del lavoro? E quella più difficile?

“E’ stato duro avvicinarsi a un mondo che non era il nostro e che non conoscevamo, ma abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in persone con delle spiccate doti umane, come lo chef Andrea Brenna. La cosa bella è aver creato un futuro sia ai ragazzi normodotati che a quelli disabili.”

Per il futuro avete in cantiere nuove idee?

“Vorremmo diventare un Alzheimer caffè: a breve nascerà una collaborazione che permetterà l’integrazione tra diversamente abili e portatori di Alzheimer. Tutto questo non ci fa perdere di vista il motivo per cui siamo nati: siamo una realtà commerciale e sociale, ma la parte sociale non va mai dimenticata! Il nostro obiettivo è diventare la casa di chi viene a trovarci e bisogna metterci il cuore.”

 

Valentina Forte

 

[widgetkit id=”609″]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *