Manuel Bentivoglio, l’astro nascente

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Cucina, musica, polemiche e idee chiare: uno dei giovani cuochi più promettenti della nostra Nazione ci svela il suo pensiero

 

Si è da poco concluso la San Pellegrino Young Chef 2018 la manifestazione che porta davanti una giuria di stellati i dieci cuochi under 30 più promettenti su territorio nazionale. Tra questi Manuel Bentivoglio semifinalista di questo evento di altissimo livello che si racconta a So Wine So Food. La passione per la cucina inizia fin da giovane, quando Manuel visitando ristoranti, rimane folgorato dalla bellezza dei piatti. Il passo successivo appare quasi scontato: proporsi per lavorare in cucina nei vari ristoranti di zona e poi l’esperienza all’estero.

 

Tutte queste esperienze che ha maturato in questi pochi anni in Italia ed all’estero come l’hanno aiutata nella sua crescita personale?

“Ho cercato di imparare come in Italia le cose basiche, cercavo di rubare tutto il possibile, anche perché le cucine all’estero erano completamente diverse da quelle che conoscevo io. Ho pianto tanto per le teglie bruciate, ci ho messo tanto

tanto amore per arrivare fino a qui”.

 

Cosa ne pensa della San Pellegrino Young Chef?

“Era tutto un po’ disorganizzato: c’era chi faceva il furbo per andare a prendersi per primo le pentole e gli attrezzi necessari per cucinare.”

 

Ha conosciuto nuove persone con le quali confrontarsi?

“Ho conosciuto persone valide con cui avrei voglia di lavorare, ma ne ho incontrate anche altre arroganti che rappresentano il contrario di quello che dovrebbe essere un cuoco”

 

Quanta umiltà e quanto studio servono per fare il cuoco?

“Devo imparare ancora molto, ho carenze nella lavorazione del pesce e di cotture della carne, ed ancora devo lavare molti piatti prima di diventare uno chef a tutto tondo. Però, poi, vedo ragazzi della mia età a questa manifestazione che si mettono a cucinare il piccione e per fare la salsa ne usano 3/4 dello stesso, allora io mi chiedo cosa devo mangiare il piccione o la salsa?”

 

Cosa pensa della nouvelle cousine?

“Oggi la cucina è moda: si fanno solo foto e l’importante è che tutto sia bello. A me da fastidio questa cosa: se tu fai questo mestiere per passione devi essere contento e non bisogna essere arroganti o fare sfere di cavolfiore viola se poi non sai cucinare una cacio e pepe”.

 

Manuel ci pensa mai alla Stella?

“No, non è la mia missione. Lo chef non è una superstar”

 

Come e dove vede il suo futuro?

“Ho chiesto e mandato cv in Germania per lavorare, poi alla fine non ho accettato perché vorrei andare all’università”.

 

Università?

“Si vorrei studiare storia della musica. Io suono il pianoforte ma in realtà sono un tenore, sono un cantante lirico. Ho sempre fatto il cuoco, ma se trovo un lavoro migliore, la cucina la trasformo in un hobby” (ride ndr)

 

Se un imprenditore decidesse di puntare su di lei per un progetto stellato cosa gli direbbe?

“Farei mettere tutto bianco su nero: a 25 anni ho smesso di credere alle favole, però ci proverei solo se ci fosse un budget importante”.

 

Il suo cavallo di battaglia?

”Nidi di rondine farciti con squacquerone, salsiccia, tartufo spinaci su crema di piselli ed anelli di cipolla rossa fritti”.

 

Manuel l’ultima domanda è doverosa, chi è il suo Mentore?

“Dino Casoni chef umile che mi ha insegnato molto ed è l’ideale per crescere”.

 

 

Andrea Mariani

 

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