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Il food-mentor allievo di Veronesi mette in tavola il suo sapere e fa chiarezza sulle tecniche di cottura

 

“Cucinare è un atto d’amore”. Così, Marco Bianchi ha raccontato in un libro la sua passione sfrenata per la buona cucina. La missione è promuovere la sana alimentazione in modo semplice e naturale. Abbiamo chiesto allo chef dalla parte della scienza di condividere quello che c’è da sapere sui metodi di cottura, perché prima ancora di cucinare, bisogna avere gli strumenti giusti per farlo.

 

Da divulgatore scientifico per la Fondazione Veronesi, quali progressi sta compiendo attualmente il mondo delle scienze in cucina?

“Diversi nell’ambito della nutrizionomica: ovvero quella branca scientifica che studia l’interazione del cibo con il DNA e le possibili malattie.”

 

Come valorizzare gli alimenti preservandone le loro proprietà nutritive?

“Rispettare la materia, il che vuol dire saperla cuocere in maniera corretta.”

 

Quali cotture preferire?

“In primis quelle al vapore. Anche una cottura al microonde preserva moltissimo le componenti nutrizionali”.

 

Il cibo più difficile da cuocere?

“Direi proprio le verdure: sappiamo mangiarle crude ma non cotte e croccanti. Un minestrone croccante è raro mangiarlo”.

 

L’ingrediente più versatile da cucinare?

“I legumi. Puoi farli stufati, frullarli, trasformarli in burger. Insomma, prepararli in tutte le salse”.

 

Il metodo di cottura più strano che ha avuto modo di sperimentare?

“Far sciogliere del cioccolato al sole, come a bagnomaria. Era estate e avevo la necessità di squagliare del cioccolato per una merenda con dei bambini e così ho utilizzato il calore del sole”.

 

 Crudismo: significa mangiare sano?

“Non apporta tutti i componenti nutrizionali che il mondo alimentare ci offre. Sì a sgranocchia una carota, un finocchio crudo, un’insalatina però finiamo con quello”.

 

Lei che ama definirsi food-mentor, quali saranno i metodi di cottura del futuro?

“Saranno legati al mondo dell’energia e delle nano-molecole, quindi avremo sempre più forni, microonde, piastre che sfrutteranno appunto energia per eccitare determinate molecole all’interno degli alimenti e cuocerli in tempi veramente brevissimi e mirati. Saranno loro a riconoscere l’alimento e determinare così quanta energia dare per calcolare il metodo e il tempo di cottura”.

 

La sua più curiosa esperienza per tecnica di cottura?

“Un intero menu a vapore.”

Andrea Martina Di Lena

 

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