Marco Perez e la cucina dei sensi: un mix di tre culture culinarie differenti

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Amistà 33 si trova a Corrubbio, dentro il Byblos Art Hotel, dove la cucina è leggera, carica di consistenze e colori

 

Alle porte di Verona, immerso tra arte e verde, c’è il ristorante di Marco Perez. Il concept è semplice. Mettere al primo posto la voglia di esprimere una cucina con prodotti italiani e qualche piccola influenza estera, leggera ma carica di gusti e profumi precisi. Cercare il modo ideale a far divertire il commensale, senza impiattamenti super tecnici e possibilmente con un accenno a far interagire l’uso delle mani. Questo è Amistà 33.

Marco, classe ’69, nato in Südtirol da famiglia bilingue (madrelingua tedesca e padre napoletano), e cresciuto sotto le influenze di uno chef veneto, fin da piccolo non ha fatto altro che sognare di diventare cuoco. Esordisce così, “ I miei mi raccontavano che già all’esame di seconda elementare nel tema ‘cosa vuoi fare da grande’ scrissi di voler fare il cuoco in un hotel a 5 stelle”. La realtà di oggi è il sogno avverato di Marco, che è riuscito a sviluppare una cucina tutta sua, con alla base tre culture culinarie molto importanti. “Questo mix di culture mi ha fatto esprimere in cucina con un’idea tutta mia di abbinamenti e di giochi”ci dice, “mi ha fatto crescere tanto, ma anche tardi, perché mettere insieme il tutto ha avuto bisogno del suo tempo” continua, “se mi devo raccontare in due parole: sono cresciuto con spaghetti alle vongole a pranzo, a cena c’erano Knödel allo speck, o magari delle seppie nere con polenta” conclude infine, sorridendo. Un’altra particolarità del ristorante sono i piatti. “Tutti i nostri piatti sono studiati nelle forme e nei dettagli per raccontare un pezzo di storia o un luogo italiano” ci dice”anche i bicchieri sono frutto di uno studio legato alla sensorialità” afferma. Il menù è stagionale, tendenzialmente cambia ogni tre mesi secondo il ciclo della natura, ma ci sono alcuni prodotti che sono al top solo per poco tempo, “Siamo sempre in evoluzione” ci dice. Passando alla domanda su quali potranno essere gli obbiettivi a lungo termine, Marco non ci ha nemmeno fatto finire di porgerla che già ci aveva risposto, “I nostri obbiettivi..? Fare Bene! Poi se arrivassero dei riconoscimenti non nego ci farebbe felici. Anche il nostro ego ha bisogno di essere nutrito e stimolato”.

Concludiamo chiedendo il significato che c’è dietro al nome del ristorante, particolare verrebbe da dire. “Il nome Amistà 33 nasce dal nome originale della Villa, che in antico veronese sta a significare amicizia. Poi abbiamo aggiunto 33 per rendere tutto più leggero, 3 il numero perfetto, tre più tre 6, il numero legato a Venere… poi ci piaceva!” conclude. Quasi come per scaramanzia, il 3 è una costante se si parla di Marco Perez.

 

“Alla base della mia cucina ci sono molte influenze culturali”

– Marco Perez –

Dan Munteanu

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