Marco Stagi: Essere chef all’Estero

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Il primo cuoco italiano nel ristorante tristellato belga Hof Van Cleve

 

Ventisei anni, bergamasco, primo cuoco italiano nelle cucine di Hof Van Cleve, ristorante tristellato belga. In due sole parole: Marco Stagi, una delle eccellenze italiane all’estero. La sua storia comincia da molto lontano: la scuola, poi i primi incari all’Osteria della brughiera e infine Alba, “La Piola”, dove rimane cinque anni conquistando la carica di sous chef. Il Belgio e Hof Van Cleve sono il presente.

Cosa significa per lei lavorare all’estero?

“Scoprire e conoscere prodotti nuovi che nel mio paese d’origine non esistono. Significa imparare culture differenti, vedere e scoprire come le persone “diverse” da me affrontano la propria giornata. Tutto questo per formare completamente il bagaglio d’esperienza che ognuno ha, e non avere pregiudizi e preconcetti sull’ estraneo. Nell’ambiente della cucina lavorare all’ estero è un esperienza che ogni cuoco dovrebbe fare”

Perché ha scelto di andare via dall’Italia?

“È troppo pericoloso secondo me rimanere nel proprio paese e vedere solo entro i confini, bisogna partire, scoprire, fare esperienze diverse aprirsi a nuovi orizzonti e imparare lingue nuove. Per quanto riguarda l’aspetto economico, ci sono dei paesi dove questo mestiere è pagato molto bene”.

Consiglierebbe a chi fa la sua professione di andare all’estero?

“Dovrebbe essere obbligatorio. E’ un esperienza che ti fa crescere prima di tutto come persona e poi anche tecnicamente. Essere lontano dai tuoi cari non è facile, però se credi veramente in quello che fai, alla fine gli sforzi saranno ripagati”.

La cucina all’estero è vista diversamente rispetto a quella italiana?

“A differenza dell’Italia, in Belgio, non c’è una tradizione gastronomica forte. Noi siamo molto legati alla cucina di casa, il cibo è un rito di famiglia, motivo di ritrovo e di condivisione. Non a caso, le ricette base della tradizione culinaria italiana, sono riconosciute in tutto il mondo”.

 

Martina Suez

 

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