Mentre l’Italia è in trincea, cosa fanno gli altri stati europei?

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Tra misure drastiche e atteggiamenti rilassati, quali sono le direttive di Francia, Spagna e Inghilterra durante l’emergenza Coronavirus

Uno scenario da film di fantascienza che ha sempre rassicurato gli spettatori sul fatto che fosse tutto “come da copione”. Eppure, la realtà supera l’immaginazione. Un vero tsunami ha colpito ogni sfera della nostra vita e neanche il settore food & wine ha fatto eccezione.

L’Italia è stata il primo paese europeo a imporre la chiusura dei ristoranti e di ogni altra attività il cui core business è il concetto tanto caro agli italiani: la convivialità. Con poche settimane di ritardo seguono questo triste sentiero anche altri paesi del continente.

In Francia, da mezzanotte dello scorso sabato tutte le attività di ristorazione sono ufficialmente chiuse fino a nuova ordinanza. “È una guerra”, sentenzia Macron, imponendo il divieto di circolazione non strettamente necessaria. Tuttavia, le strutture mediche francesi non sono materne verso i propri cittadini, l’accoglienza è centellinata e aperta ai casi gravi definiti gravi.

Qualche giorno prima della Francia anche la Spagna ha chiuso le porte di ogni locale, decretando le misure forse più severe in Europa con punizioni fino a uno anno di reclusione per chi non rispetta le nuove regole della vita quotidiana.

La Gran Bretagna, invece, al momento adotta un comportamento totalmente diverso, con sole raccomandazioni e linee guida, senza nessuna restrizione non solo per le attività commerciali, ma anche per le scuole e per la circolazione dei cittadini. Questa decisione desta molto sconcerto in generale, anche nello stesso ambiente dell’enogastronomia.

I ristoranti tendono a rimanere aperti, cercando di limitare le perdite, esponendo il personale al timore di contagio e alimentando sia il malessere psicologico che l’esposizione al virus.

In un paese con il sistema sanitario nazionale ben lontano dall’essere esemplare, la cifra stimati di 260.000 morti sul suolo britannico secondo il modello di previsione sviluppato dalle università di Pechino e l’Imperial College di Londra se la linea governativa rimane tale, sembra agghiacciante e questa situazione non può che ricordare l’apocalisse.

I ristoranti, come anche i loro fornitori, vale a dire piccoli e medi produttori, il vero patrimonio dei paesi europei, stanno subendo serissimi danni al limite tra bancarotta e conseguente sopravvivenza. L’attività di ristoratori, vignaioli, agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani e via dicendo, è stata compromessa insieme alla loro qualità della vita.

In questo scenario europeo, l’Italia sta mostrando la sua grandezza, dando priorità alla protezione di vite umane, ampliando l’accoglienza (grazie anche a tantissimi volontari) e organizzando aiuti per la futura riprese. In fondo, convivialità è il sinonimo di solidarietà, e si esprime anche mettendosi a distanza fisica l’uno dall’altro.

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