Milano culla il [bu:r], la dimensione intima della cucina di chef Eugenio Boer

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Un fil rouge fatto di contaminazioni e passione per il proprio lavoro conduce alla nuova creatura dello chef

 

Concettuale e suggestivo, indissolubilmente legato al principio della qualità, della dedizione e del metodo: lo stile Boer è egosintonico e innovativo. La mano stellata dello chef è stata già premiata dalla Michelin con una Stella all’Essenza, e sembra che la sua nuova creatura, un paradiso da veri gourmands, viaggi verso la stessa direzione: si chiama [bu:r] ed è la trascrizione fonetica del suo cognome, nella quale i due punti sono sintomo del perfetto equilibrio tra innovazione e tradizione. Via i menu e largo alle suggestioni: ammaliati dall’oro e avvolti dal blu oceano degli ambienti del [bu:r], si possono vivere ben 8 concetti di degustazione, la cui disposizione circolare richiama la ciclicità della vita. Storie, intrecci di vite e di professioni, ricordi e futuro: un brainstorming di emozioni gastronomiche che rispetta l’aplomb culinaria di Boer.

 

Un mix di origini che abbracciano la cultura olandese e quella italiana, dove la cucina è stata un leitmotiv sempre presente: qual è il suo primo ricordo legato a essa e quando ha capito che sarebbe diventato il suo mondo?

“Ho capito di voler fare il cuoco a circa 18/19 anni, anche se già lavoravo come tale dall’età di 12 e ho iniziato ad imparare le basi da mia nonna materna a 3 anni, quando in Olanda ho iniziato a fare la pasta fresca con la sua macchina Imperia.”

Storie, fotografie, idee e grandi della cucina ispirano il suo stile: quali sono i cardini della sua cucina e a cosa non potrebbe mai rinunciare?

“Ciò a cui non posso assolutamente rinunciare sono delle materie prime di eccellenza. Per me la qualità, intesa come tipologia di prodotto e metodo di coltivazione indipendentemente dal valore ad essa attribuito, è fondamentale per la buona riuscita di un piatto. In aggiunta a questo, dedizione e metodo sono altri cardini imprescindibili dalla buona cucina e ristorazione.”

A luglio è nata una creatura tutta sua, il [bu:r], un luogo che ricorda la dimensione intima della sua professione e che riflette invece quella del commensale: come nasce l’idea di un menu fatto di suggestioni e che esperienza si propone di offrire?

“Il mio concetto di ristorante e l’idea che ho maturato da tempo e ho finalmente concretizzato in [bu:r] è di far provare a chi oltrepassa la porta un’esperienza unica. La mia cucina e lo stesso servizio hanno come pilastri l’amore, la dedizione, la “voglia di far bene” e la volontà di far venir voglia di tornare a provarlo ancora. La scelta di un ristorante come [bu:r] e la volontà di viverne l’esperienza culinaria, è come abbandonarsi e lasciarsi trasportare dal concetto di cucina di Eugenio e provare un’esperienza personale e suggestiva.”

Sulla carta sono presenti otto concetti di degustazione: cosa significa per lei degustare e come traduce un concetto in un piatto?

“I concetti di degustazione presenti in carta variano in numero a seconda di ciò che la stagionalità trasmette e suscita nello Chef, da qui il termine “suggestioni” per identificarne i concetti. Un piatto che appartiene ad una suggestione si lega ad essa attraverso innumerevoli aspetti: Eugenio Boer tende a reinterpretare il concetto stesso, mettendo in luce uno dei molteplici legami che può avere con il piatto.”

All’Essenza ha conquistato la Stella Michelin, anche  [bu:r] mira a entrare nell’Olimpo stellato della Rossa?

“Assolutamente sì, perché non dovrei? È un grandissimo riconoscimento che mi ha fatto felice la prima volta, mi farebbe ancora più felice la seconda.”

 

Valentina Forte

 

photo by Marco Varoli

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