Nella giornata della zuppa ogni star ha la sua preferita

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Il 4 febbraio si celebra il national soup day, la pietanza più antica del mondo amata dalle celebrities e consigliata da professori universitari, nutrizionisti e food blogger

La vera notizia di oggi è che ne vanno matte le star negli States. È il piatto contadino per eccellenza e in Italia, questa volta non si sono inventati nulla. Il 4 febbraio si festeggia il national soup day, un piatto unico dalle origini antichissime. A cibarsene sono stati anche personaggi illustri come Albert Einstein, che muto fino a 9 anni esclamò rompendo il silenzio “La zuppa è troppo calda”. La zuppa è diffusa anche tra le celebrities di Hollywood: da Kristen StewartBlake Lively, da Meghan Markle, che secondo Hello Magazine l’ha inserita nella sua dieta personalizzata, a Cristiano Ronaldo, con la versione di fagioli in cima alle sue preferenze culinarie, fino ad arrivare a Gwineth Paltrow, che predilige la wonton, ricetta orientale diffusa in Cina e Giappone.

Secondo quanto riportato da People MagazineOlivia Wilde ha inviato a Jennifer Lawrence, conoscendo la sua passione per la pietanza, una zuppa per aiutarla a risolvere i problemi di salute. Una popolarità così forte da spingere gli organizzatori dei Golden Globe di quest’anno a inserirla nel menu vegetariano come pietanza principale.

Un consumo anche condiviso che ha contagiato milioni di persone nel mondo dei social: su Instagram l’hashtag #Soup conta quasi 8 milioni di post. Ecco quanto emerge da uno studio condotto sulle testate internazionali da Espresso Communication per Marco Roveda – Il pioniere del biologico, brand che ha lanciato sul mercato la prima linea di zuppe pronte confezionate in pack con carta proveniente da filiera sostenibile, PEFC. La ricerca, con lo scopo di conoscere le ragioni del successo di questo alimento ha coinvolto un panel di 20 esperti tra docenti, nutrizionisti e food blogger. “Le zuppe rappresentano da sempre una delle pietanze più amate dagli italiani ed è per questo che ci vuole cura e amore nella loro realizzazione – spiega Marco Roveda – Non ritenendomi soddisfatto di quelle in commercio, ho deciso di cimentarmi in una nuova sfida biologica realizzando una linea di zuppe già pronte, ideate con ricette di alta qualità da me studiate e con ingredienti provenienti da filiera bio certificata, pronte da consumare. Ma il vero punto di forza che le contraddistingue è rappresentato dalla grande attenzione all’impatto ambientale essendo confezionate in pack con carta certificata PEFC, gestita in maniera sostenibile”.

Ma non è tutto, perché la zuppa è entrata di diritto nella cultura popolare e nell’immaginario collettivo ispirando registicantanti e artisti. Dall’iconica scena della zuppa di fagioli consumata da Bud Spencer e Terence Hill ne Lo chiamavano Trinità alla zuppa di farro consumata da Russel Crowe ne Il Gladiatore, dalla zuppa di porri cucinata da Renée Zellweger ne Il diario di Bridget Jones, fino ad arrivare alla canzone di David Bowie “Cactus”, che sottolinea la nostalgia della pietanza, fino al proverbiale “Se non è zuppa è pan bagnato”. Ci è apparsa sui libri di storia dell’arte come nel dipinto di Annibale CarracciMangiafagioli, realizzato intorno al 1584, alla celebre opera d’arte del 1962 Campbell’s Soup Cans di Andy Wharol, che decise di raffigurare su tela il suo amore per le zuppe della catena americana.

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