Non chiamatemi chef!

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Il “nobile” oste Arcangelo Dandini si definisce
 un ristoratore a 360°

Da cinque generazioni in cucina, imparentato con la famiglia papale Albani e che ha deciso di lasciare Rocca Priora per aprire il suo Arcangelo nella capitale: stiamo parlando di Arcangelo Dandini, cuoco per tradizione ma, soprattutto, per vocazione. “Amo essere chiamato Oste e non Chef”, una figura più complessa e più completa per Arcangelo, il quale ha uno scambio continuo con la sala che dovrebbe idealmente coincidere con lo spazio della cucina.

“Il cibo è un linguaggio di verità”

– Arcangelo Dandini –

 

I ricordi della ristorazione affiorano già sulle pareti con le foto in bianco e nero della sua famiglia, ma sono trasposti all’interno di “Memoria a mozzichi” e “Animelle”, due libri scritti da Arcangelo ai quali seguirà presto un terzo, ci rivela il cuoco-scrittore in anteprima. Un numero, il tre, che l’Oste pronuncia anche per parlare di una nuova apertura nel 2017: dopo il suo Supplizio, bottega di cibo di strada italiano, ha intenzione di fare centro con un altro street food gourmet e non esclude di vincere persino una stella con le sue prelibatezze da passeggio.

“Un cuoco deve essere pulito, efficiente, puntuale e organizzato” qualità che, se aggiunte alla disciplina e al talento, formano un super cuoco per Dandini. All’Arcangelo i prodotti sono selezionati da oltre 20 anni e l’Oste ci racconta che insieme a sua moglie Stefania, nonché sua socia in affari, vanno insieme al mercato “perché il cibo deve essere verità: basta barare”.

Andrea Martina Di Lena

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