‘O Fiore Mio’, l’Italia in una pizza… gourmet

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So Wine So Food ha bussato alla porta del ristorante di Faenza che otto la guida del patron Davide Fiorentini  porta avanti con successo la tradizione e la valorizzazione degli ingredienti della cucina italiana

 

Dalla cucina popolare a quella definita “gourmet” il passo è più breve di quanto si possa pensare. Nella pizzeria “degustazione” ‘O Fiore Mio’ Davide Fiorentini e il suo staff uniscono a regola d’arte un impasto lasciato lievitare per oltre 24 ore e le migliori materie prime del territorio italiano. La peculiarità, però, è un’altra: la degustazione di olii extravergine d’oliva.

 

Qual è l’ingrediente principe della pizza? 

“Come ingrediente la farina, come condimento il pomodoro”

Prima di assaggiarla da che cosa si capisce se una pizza è stata preparata bene? 

“Prima la vista, poi l’olfatto”

Quali sono le materie prime che meglio si sposano con una pizza ‘gourmet’?

“Non c’è un prodotto particolare. L’importante è che nella lavorazione della materia prima vengano esaltate le proprietà organolettiche”.

 

Quanta differenza di costo hanno una pizza ‘tradizionale’ e una ‘gourmet’?

“In entrambi i casi il prezzo è rapportato al valore della materia prima utilizzata”.

Perché è iniziato a farsi largo il concept ‘gourmet’ anche su piatti che possono essere considerati poveri, come la pizza o lo street food?

“Penso che il nome gourmet sia stato imposto dai media per fare delle distinzioni. A mio parare la pizza è un disco di pasta lievitata condita. Preferirei nel caso del progetto O fiore mio, definirla pizza degustazione o da condivisione”.

Perché ha scelto di intraprendere questa strada?

“La pizza come cibo popolare e di apparente semplicità, è fondata su equilibri fragili: una magica alchimia fatta di impasti, temperature e gesti attenti. Un cibo che sta resistendo nel tempo perché contiene una grammatica essenziale, ingredienti puri e un’immediatezza universale. Il progetto “O Fiore mio” nasce principalmente sulla valorizzazione degli impasti, sul riutilizzo del lievito madre nella produzione della pizza e sulla valorizzazione delle materie prime usate per il topping, di provenienza esclusivamente italiana e in particolare del territorio dove lavoriamo”.

Qual è l’elemento che rende la sua pizza speciale?

“La bellezza di approfondire la conoscenza di una ricetta sulla quale si pensava di sapere già tutto e che invece ogni giorno rivela nuovi spunti di riflessione gastronomica. La sfida di preparare un impasto con lievito madre, dove sono determinanti le farine, i lunghi tempi di maturazione e lievitazione e una cottura della pizza attenta e precisa nel forno a legna”.

 

Per quale motivo avete scelto di inserire anche una degustazione di olii?

“Il nostro paese vanta la produzione di maggiore qualità a livello mondiale di olio extravergine di oliva. Vogliamo essere ambasciatori di questo immenso patrimonio e lo facciamo nella convinzione che sia il modo migliore di rappresentare l’Italia in una pizza”.


Progetti per il futuro?

“Ridare il giusto valore al mondo della panificazione partendo dal campo di grano e valorizzando sempre di più il patrimonio agroalimentare che il nostro territorio sa offrirci. Tutto ciò con una visione anche per un mercato estero”

 

Jacopo Nicoletti

 

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