Pastificio Rinascita Corleonese: il non detto del territorio siciliano

Spaghettino freddo con emulsione di riccio e lime, battuto di gambero rosso di Mazara
30/10/2019
Modena si scioglie con Sciocolà
30/10/2019

La pasta di Corleone nasce dalla consapevolezza di fare del bene alle persone, al paese natio, alla propria coscienza

Corleone, piccola cittadina nell’entroterra palermitano, adagiata in una conca montuosa a ridosso della riserva naturale del Bosco di Ficuzza, è nota a tutti noi per il suo legame con la mafia. All’estero è una delle città italiane più conosciute, grazie all’immortalità del capolavoro letterario di Mario Puzo e di quello cinematografico di Francis Ford Coppola, ma passa inosservata quando si parli di enogastronomia. Per la verità, sono trascurate anche le sue ricchezze naturalistiche, archeologiche e artistiche, ma sulle pagine del nostro magazine, come è ovvio, vogliamo dare spazio ad alcune delle sue eccellenze culinarie. 

Il nome del Pastificio artigianale Cooperativa “La Rinascita Corleonese” grida alla ribalta e mette sotto riflettori il faticoso percorso dei produttori artigianali sul terreno minato dalla mala fama. La determinazione qui è tanta e l’ineccepibilità della qualità di produzione è obbligatoria: non sono ammissibili passi falsi.

Sul territorio di Corleone, posizionato a oltre 500 metri sul livello del mare, ben arieggiato dalle correnti ventose, da sempre sono coltivati grani di altissima qualità e già nell’antichità Corleone faceva parte del così detto “granaio di Roma”. “Questo grazie alle peculiarità dei terreni e soprattutto a questo potente mix di sole e vento che preclude lo sviluppo delle muffe sui grani e, di conseguenza, delle tossine nelle farine – racconta il presidente del pastificio, Calogero Cuppuleri – La nostra produzione è davvero a chilometro zero: la trebbiatura dei grani avviene nel momento ideale della maturazione dei chicchi, gli amassi rimangono sui campi per periodi molto brevi, segue la molitura presso un nostro mulino locale, e non esiste lo stress di trasporto”.

Nel pastificio lavorano nove persone, tutte altamente specializzate nell’industria pastaria, e nel 2007 avevano deciso di far valere la loro maestranza producendo pasta sana e gustosa.

“Facciamo come si faceva una volta secondo la nostra tradizione: usiamo solo acqua e farina, non aggiungiamo additivi, nelle quantità delle proteine lasciamo quelle che l’annata ha prodotto, l’essiccatura è naturale, pertanto la nostra pasta ci mette minimo 24 ore (rispetto alle circa 7 industriali) per essere pronta”, spiega orgoglioso Calogero.

In effetti, visitando il pastificio, si vive un’esperienza quasi familiare: non si potrebbe mai definirlo “fabbrica” o “stabilimento”. Trafilata a bronzo, la pasta si taglia a mano, si stende con grande cura sulle “canne” (quella lunga) o su telai di legno (quella corta), evitando di danneggiare ogni singola “busiata”, il che è un formato corleonese. Il fattore umano, anzi la maestria dell’artigiano, qua è determinante.

Assaggiata con il sugo del pomodoro “Siccagno di Corleone”, sorprende per la sua schietta bontà. Siccagno di Corleone, altra eccellenza gastronomica locale, è un pomodoro che matura senza aver bisogno di acqua. La sua polpa è quindi molto compatta e il gusto è dolce e intenso, ideale per un sugo ricco di sapore con cui condire una pasta giustamente ruvida da assorbire la succulenza del sugo.

“Non è ancora facile, qui a Corleone, portare avanti delle realtà cosi eticamente genuine come la nostra. Siamo in ombra, ci mancano comprensione e sostegno… Ma preferiamo morire lottando che vivere soffrendo.

Oggi che le notizie sull’uso dei grani cancerogeni esteri nella nostrana produzione pastaria viaggiano libere sui siti specializzati, forse dobbiamo essere un po’ più responsabili, verso noi stessi e verso il nostro paese. Noi stiamo con la Busiata di Corleone, e voi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *