Per Filippo La Mantia la cucina è casa

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L’Oste e cuoco siciliano è sbarcato al Nord senza dimenticare le sue origini

Milano non è solo nebbia e cassoeula. Il ristorante “Oste e Cuoco” racconta i sapori e gli odori di quella cucina che Filippo La Mantia ricorda ogni giorno nei suoi piatti.  “Il primo ricordo ai fornelli è legato alla mia famiglia”, ci confida, e intende questo luogo come centro di produzione e di benessere, uno spazio di condivisione e di confronto.

“Il territorio in cui attualmente vivo non ha cancellato le mie radici” aggiunge Filippo “perché bisogna uscire ogni tanto e vedere cosa c’è fuori”e quando ha bisogno di Sicilia prende l’aereo, anche se ogni giorno parla della sua regione, mangia e cucina siciliano con i prodotti della sua terra.

“È come chiamare ingegnere un geometra” così corregge prontamente, l’attributo di chef, un appellativo che non ama poiché conferma di non aver studiato per intraprendere questa professione. Filippo La Mantia, infatti, ha avuto una vita talmente movimentata che potrebbe scriverci un libro: “Diciamo che non mi sono annoiato” scherza, e ci confida che prima di indossare il grembiule bianco, ha preso in mano una macchina fotografica. È stato un fotoreporter di cronaca ma con noi è molto critico su chi fotografa il cibo perché non rende mai giustizia al piatto. 

 

Il suo ristorante non ha un cliente tipo, mangiano da lui famiglie con bambini e anziani, ma il suo cuore e la sua dispensa sono aperti anche a poveri e barboni. Non chiedetegli di usare cipolla o aglio perché Filippo La Mantia è anche ciò che cucina: “non amo i soffritti e non li uso”, nessuna questione di marketing ma solo coerenza culinaria.

“Non dimentico le mie radici”

– Filippo La Mantia –

Andrea Martina Di Lena

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