Perché è così difficile scegliere cosa mangiare al ristorante. Secondo la scienza…

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Uno studio del California Institute of Technology dimostra come i menù che lasciano troppa scelta rendono “l’ordinare” un processo molto più difficile del previsto

 

È capitato più o meno a tutti quel momento in cui, seduti al tavolo di un ristorante, con la pancia vuota ed il menù in mano, non si ha avuto la più pallida idea di cosa scegliere. Specialmente quando i piatti offerti dalla cucina sono numerosi e diversi tra loro. Allora sfogliamo gli antipasti, di terra e di mare, passiamo ai primi, poi ai secondi quando, nelle ultime pagine, ci accorgiamo che volendo si può prendere anche una bella pizza, e quindi i fritti, poi i contorni, le insalate, i dessert e le sue varianti vegane. E mentre siamo intenti a consultare quest’enciclopedia mondiale del cibo, la carta dei vini attende e ci tocca rimandare indietro il cameriere un altro paio di volte.

Fortunatamente questo è un trend che sta cambiando e molti ristoranti iniziano a preferire un menù più limitato, con meno scelte, ma ben mirate e pensate, avvantaggiando i clienti e la cucina. Ma sul perché un menù affollato risulti essere contro produttivo nel processo di decision making è intervenuta la scienza nei panni del California Institute of Technology.

È nozione nota da decenni agli scienziati che, nonostante le persone preferiscano la varietà di scelta al suo opposto, quando questa si fa troppo ingente può risultare opprimente e frustrante ostacolando così questo processo.

I ricercatori al Caltech (istituto di ricerca californiano) per approfondire questa tematica hanno proposto un compito ad un campione sperimentale: scegliere un’immagine da stampare su un prodotto tra tre gruppi di immagini, uno da sei, uno da dodici ed uno da ventiquattro. Con l’ausilio dell’fMRI, strumento scientifico che rileva l’attività neurologica, gli studiosi sono riusciti a giungere ad una conclusione: i partecipanti si sono sentiti maggiormente a loro agio quando la scelta era ragionevolmente ampia. Non troppo ristretta ma nemmeno troppo vasta.

In altre parole, il gruppo con più opzioni risultava troppo confondente per i soggetti in termini di costi e benefici per il processo di produzione di una scelta, mentre quello con il numero più basso non lasciava l’impressione di aver realmente scelto qualcosa.

Tornando ai nostri menù e alla nostra situazione di partenza: siamo al tavolo affamati intenti a scegliere cosa mangiare. Seguendo i risultati del California Institute of Technology, un menù potrà essere efficiente quando offrirà un range di scelta superiore a sei pietanze, ma non oltre le quindici.
Insomma, possiamo oggi ringraziare un gruppo di scienziati per averci risolto quell’imbarazzante indecisione di fronte un menù per poi puntare il dito, puntualmente, su qualcosa che non avremmo scelto mai. 

Gianluca Grasselli

 

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