Peter Gordon: il “padrino” del fusion

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Celebrità indiscussa della televisione inglese e promotore di molti eventi culinari a scopo di beneficenza, lo chef neozelandese ci svela i segreti del suo successo

 

Chef Gordon è nato in Nuova Zelanda, ma ha origini scozzesi e maori. Si è avvicinato al mondo della cucina fin da piccolo e la sua curiosità di sapori a trama esotica è nata poco dopo aver finito i suoi studi a Melbourne e aver viaggiato per tutto il sud-est asiatico. Il suo primo ristorante è stato il The Sugar Club di Londra, poi trasferito ad Auckland al 53° piano della Sky Tower. Le sue tecniche di cottura vanno dal semplice e crudo fino al lento brasato e affumicato, al salamoia e al fermentato. Molto c’è da aggiungere, ma prima alcune domande.

Lei è considerato il padrino del fusion, come mai?

“Sono uno chef che ama creare piatti saporiti, questo implica che spesso devo ricorrere a più di una tecnica per trovare l’ispirazione giusta. Storicamente poi, la cucina nazionale della maggior parte dei paesi è stata influenzata da altre culture ed ingredienti. Gli inglesi per esempio, che possono sembrare molto diffidenti nei confronti della cucina fusion devono ringraziare le Ande per il loro ortaggio preferito (la patata) e la Cina per il loro . Penso che nel nostro diverso modo di vedere la cucina ci sia abbastanza spazio per una creatività sfrenata, oltre ad una coesione alle storiche tradizioni culinarie”.

Sappiamo che ha molti ristoranti aperti nel mondo, come riesce a gestirli tutti?

“L’unico modo è avere uno staff che si occupi dei miei ristoranti. Il reclutamento è la chiave di tutto e sono felice di delegare la mia cucina a loro, a condizione che rimangano costantemente in contatto e mi tengano aggiornato sugli sviluppi”.

Se vogliamo venire a farvi visita, in quale ristorante potremmo trovarla?

“Trascorro circa 3-4 mesi in Nuova Zelanda, lavorando nei miei due ristoranti (The Sugar Club e Bellota). Quando sono a Londra mi troverai al The Providores and Tapa Room o cucinando con il team di Crosstown Donuts. Tuttavia mi viene chiesto spesso di fare molti eventi per il mondo. Quest’anno ho progettato e preparato diversi eventi sia a Milano che a Los Angeles, l’ultimo è stata una cena per la visita inaugurale dell’ex presidente Barack Obama in Nuova Zelanda, ma mi è capitato di cucinare anche alla Biennale di Venezia l’anno scorso”.

Conoscendo la sua storia è riuscito in quasi tutte le imprese, quali altri “assi nella manica” ci riserva per il futuro?

“I progetti ci sono sempre, il problema è il tempo da dedicarli che manca. Tuttavia un nuovo libro è all’orizzonte (ne ha scritti nove, ndr). Stavo pensando di aprire un altro ristorante, al momento però non ne sono molto convinto per via della Gran Bretagna che è in procinto di uscire dall’Unione Europea. Sono sicuro però che nei prossimi mesi farò ancora più cose. Stay Tuned!

Dan Munteanu

 

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