Pop’s Roma: la bakery house che piace agli italiani

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Nuova apertura nel quartiere Prati con la consulenza del cuoco romano Marco Morello e della pastry-chef italo-americana Roberta Gesualdo

Lo scorso 31 dicembre Giulia Gioannini ha compiuto 25 anni e si è regalata il primo progetto imprenditoriale: una bakery house a Roma. Pop’s è il nuovo format nel quartiere Prati che nasce dalla passione di questa giovane per l’America in generale, e più nello specifico per lo stile di vita di città come New York e Los Angeles, metropoli nelle quali ha vissuto lei stessa.

“Ci sono stata tante volte e ho girato le bakery tipiche: grazie all’aiuto dei miei genitori ho aperto il mio primo locale nella città in cui sono nata e cresciuta per dare la possibilità a chi non è mai stato negli States di mangiare il lato più goloso dell’America e farlo apprezzare ai palati italiani”. A gestire e coordinare il progetto ci saranno Alessandro Saltalamacchia e Andrea Mariotti: il primo, che vanta una grande esperienza per quel che concerne l’apertura di nuovi locali, con compiti relativi alla comunicazione ed ai rapporti con i selezionati fornitori, il secondo con il ruolo da manager per guidare ed ottimizzare le attività dall’interno, collaborando con il personale della bakery.

Da Pop’s Bakery & Dining è tutto home made. Suddivisa in varie formule nel corso della giornata la proposta è moderna e include l’aria del coffee shop, operativa anche da asporto, su modello della grande catena di caffè americana, punto di forza del locale grazie alle diverse miscele disponibili, tra cui anche le monorigine. Alla parte bakery fatta in casa e al brunch che mixa sapori dolci e salati, si affianca il bancone dei cocktail per pasteggiare durante l’orario dell’aperitivo e scegliere di fermarsi a cena, quando Pop’s si trasforma in una hamburgheria.

Nel menu, curato nella sua anima più ristorativa da Marco Morello, cuoco romano che vanta all’attivo diversi progetti nella capitale, oltre alle ribs servite con patate dolci, club sandwich, hamburger e pastrami di manzo, non manca il pollo fritto e la rivisitazione dei lobster rolls. “Con Marco abbiamo scelto di sostituire l’aragosta con i gamberoni argentini: una versione più gustosa e accessibile per il pubblico italiano”, spiega Giulia.

La vera sorpresa di Pop’s è trovare dietro al vetro del laboratorio Roberta Gesualdo, la pastry-chef italo americana che prima di venire qui ha lavorato al Noma e al Mirazur. “Mia nonna era americana e tuttora ho parte della mia famiglia Oltreoceano. Molti dei piatti in carta sono ricette di famiglia che ho riadattato con ingredienti più sani”. Mente schematica quella di Roberta che, dopo aver praticato attività agonistica per oltre 15 anni (ha praticato nuoto sincronizzato all’Eur sempre con la stessa squadra), e con una Laurea in Economia tra le mani, ha scelto di mollare un lavoro sicuro in una società farmaceutica multinazionale e partire alla volta di San Francisco dove ha seguito il suo primo corso di pasticceria.

“All’età di 28 anni ho avuto un po’ una crisi. Ho lasciato lavoro, fidanzato e sono volata negli States. Dopo c’è stata Londra e l’esperienza al fianco di Riccardo Antoniolo nella sua pizzeria gourmet Ottocento a Bassano del Grappa. È stato lui che mi ha guidato nel mio approccio a ingredienti più salutari: parliamo di zuccheri non raffinati, come quello moscovado che utilizzo nei miei dolci, un tipo di zucchero di canna dal colore scuro, o la scelta di uova bio”. Roberta ammette che sta stressando molto la sua manualità con l’obiettivo di fare apprezzare finalmente la pasticceria americana in Italia, con dolci che puntino meno all’estetica e siano apprezzati per la materia prima e i valori nutritivi.

Tra le altre sue battaglie, quella che affronta il tema sulle condizioni di lavoro dei dipendenti all’interno del ristorante. “È un argomento di cui si sta parlando tantissimo all’estero: il primo fra tutti a interessarsene è stato René Redzepi che con la sua organizzazione MAD porta avanti una serie di temi come la sostenibilità intesa proprio come condizione psicofisica del lavoratore. Mi piacerebbe intraprendere un percorso di coaching per riuscire a capire come impiegarlo all’interno del ristorante”.

Roberta quegli ambienti lavorativi segnati da tensione e stress li ha vissuti e per la forte pressione ha deciso anche di prendersi una pausa e lavorare da esterna. “Forse se fossi stata più piccola e con la mentalità con cui nuotavo avrei fatto molto di più”, confessa lei che dopo 10 anni di esperienza e due tappe in due degli stellati più famosi d’Europa, ha scelto di intraprendere un percorso detox da quegli ambienti. “Il Noma è stato per me ispirazione, il Mirazur, invece, travolgente”.

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