Astemia Pentita: l’anima inedita delle Langhe

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Durante l’ultimo Vinitaly la cantina piemontese di Sandra Vezza ha presentato le nuove annate dalla linea contemporanea pop-art

Un’Astemia Pentita di fatto e di nome. Sandra Vezza, già proprietaria del marchio di design 100% italiano, Gufram, e imprenditrice nel settore farmaceutico, nel 2016 ha aperto nelle natie Langhe le porte della sua cantina: L’Astemia Pentita. L’evento aveva suscitato non poche polemiche sulla forma delle bottiglie e della cantina stessa, addirittura sono state ritirate dal commercio delle bottiglie di Barolo per non aver rispettato i dettami del Disciplinare riguardo al corretto imbottigliamento che impone l’utilizzo di albeisa o comunque di forme tradizionali. Nonostante ciò, la cantina ribadisce il proprio spirito fortemente pop, ideando “vestiti” festivi per le altre etichette, ancora più modaioli e provocanti. Soprattutto divertenti sono le bottiglie in confezione regalo per San Valentino. Certamente, tali decisioni alimentano discussioni e forse questo fatto funge da volano di vendite all’estero, dove i vini del Piemonte sono sempre stati considerati un prodotto prestigioso per una nicchia facoltosa anche se non sempre intenditrice. In Italia la situazione è diversa: un buon prodotto è valutato, con lo sguardo verso la tradizione del terroir, prima di tutto per la sua qualità. E qui, dobbiamo dire, che ci siamo. I vini che abbiamo assaggiato ci sono stati spiegati dall’enologo dell’azienda Mauro Daniele che oltre a essere proprietario della cantina Le Strette, è stato winemaker della famosa Ceretto. Attualmente l’azienda produce tre vini bianchi con le varietà Nascetta e Arneis, quattro etichette di Barolo, quattro rossi da Nebbiolo, Dolcetto  e Barbera e un rosato. I prezzi sono di fascia medio-alta. 

La nostra coppa di ammirazione va, senza alcun dubbio, al Barolo Terlo 2015: di carattere assertivo e elegante, come deve essere un vero aspirante signor Barolo, seduce già in questa giovane età ma promette molto di più una volta maturo. Vinificato come da manuale dei “classicisti”,  affina per 36 mesi in botte grande prima di uscire sul mercato. Floreale e fruttato, presenta anche note di pelle e tabacco, sorso setoso e lungo il finale.

Piacevolissimo il Dinamico: fuori pop-art, dentro profondamente piemontese, è un blend di uve nebbiolo, dolcetto e barbera, vinificate e affinate separatamente in contenitori di legno di diverse dimensioni e per diverso tempo, riposa in acciaio dopo l’assemblaggio. Ricco al naso e vivace al palato, è un vino leggero e potente come deve essere un langarolo.

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