Azienda Agricola Tosca: viticoltura biologica dal 2000

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La famiglia Locatelli utilizza pratiche di vinificazione molto rispettose, con limitato utilizzo di solfiti e l’uso di lieviti biologici selezionati

 

L’Azienda Agricola Tosca nasce nel 2000, con il recupero da parte dei coniugi Locatelli di cinque ettari terrazzati, posizionati sulle colline di Pontida, Bergamo. Il proprio stile di vita li porta a scegliere sin da subito di coltivare secondo i metodi della viticoltura biologica, diventandone precursori in tempi non sospetti. E’ la signora Locatelli a raccontarci la storia della cantina.

 

Come è nata la vostra azienda?

“Da subito abbiamo coltivato i vigneti secondo i metodi dell’agricoltura biologica rispettando la biodiversità circostante, con l’obiettivo di fare crescere piante su terreni naturalmente ricchi e che dessero frutti sani e forti di loro. Dopo i primi anni di coltivazione nel 2006 abbiamo iniziato a produrre il nostro vino fino in fondo, avvalendoci della collaborazione dell’enologo Paolo Zadra. Nel 2014 abbiamo ampliato la nostra realtà, tramite l’aggiunta di 6 ettari. Con l’uva “nuova” abbiamo deciso di creare una linea, dal nome Vite Natural Durante che propone vini mono vitigno, affinati in solo acciaio e che sono espressione ancor più diretta del territorio”.

 

Come è nata la decisione di produrre vini biologici?

“Nel 2011 siamo stati fra i primi ad abbracciare la certificazione di vino biologico (normato solo dal 2012). In realtà siamo da sempre abituati ad operare anche in cantina attraverso pratiche di vinificazione molto rispettose, con limitato utilizzo di solfiti (in alcuni casi zero solfiti aggiunti) e l’uso di lieviti biologici selezionati”.

 

Producete solo vini biologici?

“Produciamo solo vino biologici. In particolare dai primi 3 ettari otteniamo 7 diverse etichette, da sempre certificate bio, mentre dai nuovi 6 ettari otteniamo 6 etichette, che dopo i primi 3 anni di conversione biologica, sono, dalla vendemmi 2017, anch’essi certificati bio. Quindi riusciamo ora ad offrire un totale di 13 etichette biologiche, che spaziano dalle bollicine metodo classico, ai vini Valcalepio Doc, ai monovitigno Terre del Colleoni Doc, che presentano uvaggi tipici, quali Incrocio Manzoni e Franconia”.

 

Cosa volete offrire cliente?

“Per noi è di fondamentale importanza che l’uva che portiamo in cantina sia sana, matura al punto giusto e ricca di corpo. Per far questo scendiamo spesso a compromessi con la quantità, abbassando le rese in potatura e praticando grande selezione durante la vendemmia, che è fatta a mano in cassette piccole”.

 

Qual è il vostro lavoro in cantina?

“Non rovinare quanto otteniamo dalla campagna. Uva sana, igiene e attenzione estrema a tutte le fasi, ci permettono di andare ben oltre i limiti delle norme sul vino biologico, in particolare mantenendo bassissimi livelli di solforosa (in certi casi zero). Per ora, preferiamo ancora operare tramite fermentazioni controllate attraverso l’uso di lieviti biologici selezionati. Il fatto di usare lieviti indigeni è forse l’ultimo passo che ci separa dall’ “olimpo” dei cosiddetti “vini naturali”. Non è detto che non ci arriveremmo, ma mai lo faremo per abbracciare una moda, scendendo a compromessi con la qualità. Del resto, non sarebbe nel nostro DNA, dal momento che, partiti in tempi non sospetti, ci possiamo nel nostro piccolo considerare degli antesignani del vino biologico”.

 

 

In cosa vi aiuta il vostro agronomo?

“Per quanto appena detto, la figura dell’agronomo è per noi di fondamentale importanza. Il nostro è il dottor Angelo Divittini, degli agronomi SATA. La cura della campagna è cruciale nel bio. In generale, possiamo dire che non facciamo alcun uso di prodotti di sintesi a protezione della pianta, preferendo agire mediante frequenti pratiche preventive. Non viene fatto uso di diserbanti, anzi, consideriamo una grande ricchezza lo sviluppo di piante ed erbe spontanee che crescono tra le vigne e che favoriscono l’ossigenazione e l’arricchimento naturale della terra. Terra trattata esclusivamente con letame e compost. Manteniamo viva la biodiversità che circonda le nostre vigne e crediamo nella policoltura allevando e facendo pascolare in vigna i nostri polli e le nostre pecore, nei periodi senza frutto”.

 

Martina Suez

 

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